“So chi ha ucciso Augustino Potenza”, la versione del pentito Tommaso Montedoro

La Procura ha esibito in aula, nel corso del processo “Diarchia”, alcuni verbali che raccolgono le prime dichiarazioni del neo collaboratore di giustizia. In questi documenti si farebbe riferimento al grave fatto di sangue, per il quale Montedoro si dichiara estraneo.   

“Sono estraneo all’omicidio di Augustino Potenza, ma so chi lo ha ucciso”.

La Procura ha esibito in aula, alcuni verbali che raccolgono le prime dichiarazioni del neo collaboratore di giustizia.

Tommaso Montedoro potrà comunque ribadire la sua verità in aula, sui più cruenti fatti di sangue legati alla presenza della Scu nel Basso Salento, nella prossima udienza del “processo Diarchia”.

Il gup Cinzia Vergine ha accolto l’istanza dei pubblici ministeri Guglielmo Cataldi e Massimiliano Carducci. La Procura ha chiesto al giudice di poter ascoltare il nuovo “pentito”, considerando fondamentale la sua collaborazione ai fini del processo. I pm, infatti, hanno mostrato i verbali con cui si attesta il “nuovo” ruolo di Montedoro, sancito nelle scorse ore. Gli atti conterrebbero alcune rivelazioni di Montedoro, raccolte dalla Procura, relative ai fatti contestati nell’inchiesta “Diarchia”. Anzitutto sugli assetti organizzativi dell’associazione mafiosa, a cui si è dichiarato però estraneo. Non solo, anche sull’omicidio di Augustino Potenza.

Montedoro, come detto, pur dichiarandosi estraneo all’omicidio dell’ex socio, avrebbe specificato di essere a conoscenza dei responsabili. I nomi delle persone presumibilmente coinvolte nel grave fatto di sangue, sarebbero però “coperte” da omissis. I documenti sono stati esaminati dal collegio difensivo e dal giudice. Subito dopo, il gip si è ritirato in camera di consiglio e al termine della stessa, ha ritenuto ammissibile l’istanza della Procura. Montedoro, collegato in video conferenza da una località segreta, ha poi ribadito al giudice la volontà di collaborare. Egli,  assistito dall’avvocato Sergio Luceri, sarà ascoltato nella prossima udienza fissata per il 23 ottobre.

Il boss casaranese, la settimana scorsa, è diventato “ufficalmente” un collaboratore di giustizia. La decisione ha aperto nuovi importanti scenari, poiché il 42enne di Casarano è considerato un pezzo da novanta della criminalità organizzata.

Sul banco degli imputati

Dinanzi al gip Cinzia Vergine, nell’aula di Corte di Assise, si sta celebrando il processo relativo all’inchiesta Diarchia, che portò ad una serie di arresti e permise di sgominare una presunta associazione mafiosa. Sul banco degli imputati compaiono 14 imputati.

Rispondono di “Associazione mafiosa”, “tentato omicidio aggravato”, “Associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti”, “Detenzione di Armi”, “Ricettazione”e “Furto Aggravato”.

Chi ha scelto l’abbreviato secco

Hanno scelto l’abbreviato secco: Tommaso Montedoro, 41enne di Casarano (anch’egli ê imputato nel processo); Sabin Braho, 34enne nato a Durazzo (Albania), ma residente a Brindisi; Ivan Caraccio, 30enne di Casarano; Giuseppe Corrado, 45enne di Ruffano; Salvatore Carmelo Crusafio, 42enne nato in Svizzera, ma residente a Matino; Domiria Lucia Marsano, 40enne di Lecce; Marco Petracca, 41enne di Casarano; Maurizio Provenzano, 46enne di Lecce che aveva il ruolo di broker e Lucio Sarcinella, 21enne di Casarano.

L’abbreviato condizionato

Abbreviato “condizionato” per: Damiano Cosimo Autunno, 51enne di Matino; Luca Del Genio, 26enne di Casarano; il 31enne Antonio Andrea Del Genio.

Il gup Cinzia Vergine ha accolto l’istanza difensiva, disponendo l’acquisizione della documentazione e l’ascolto di due testimoni,sentitinella mattinata odierna.

Invece, nel corso dell’udienza scorsa, il giudice ha accolto la richiesta del Comune di Casarano (con l’avvocato Francesco Vergine) di costituzione di parte civile.

Il collegio difensivo

Il collegio difensivo è composto, tra gli altri, dagli avvocati: Giuseppe Corleto, Mario Coppola, Simone Viva, Luigi Covella, Elvia Belmonte, Antonio Venneri, Attilio De Marco, Antonio Piccolo del Foro di Bologna.

L’inchiesta “Diarchia”

Secondo gli inquirenti, Montedoro controllava Casarano e i comuni limitrofi avvalendosi della personalità di Autunno e Corrado, due storici ‘sodali’ del capoclan e di Luca Del Genio, un soggetto emergente nel panorama criminale locale. Il core business del gruppo era il traffico di sostanze stupefacenti. Il gruppo non ‘disdegnavale Banche, prendendo di mira gli sportelli che ‘svuotavano’ con la classica tecnica della spaccata.

Non solo, poiché il processo “Diarchia”, potrebbe far luce sui rapporti tra Tommaso Montedoro ed Augustino Potenza, anche se l’omicidio del presunto boss di Casarano non rientra tra i capi d’imputazione.

I due erano considerati inizialmente soci in affari nel controllo delle piazze dello spaccio. Poi, infatti, secondo gli inquirenti si è verificata la rottura, cosicché, nelle carte dell’inchiesta comparve il nome di Tommaso Montedoro, come possibile mandante dell’omicidio dell’ex socio in affari.

Augustino Potenza fu ammazzato il 26 ottobre del 2016 a colpi di Kalashnikov, nel parcheggio del supermercato di Casarano, ma le indagini non hanno fatto pienamente luce, sugli esecutori materiali e la “mente” del piano criminale.

Il tentato omicidio di Luigi Spennato

Invece, il processo e le dichiarazione del neo collaboratore di giustizia Montedoro potrebbe far luce  sul tentato omicidio di Luigi Spennato, vittima di un agguato, il 28 novembre 2016. Un commando formato da 2/3 persone ha preso di mira l’uomo che ‘miracolosamente’ riuscì a salvarsi. Alcuni testimoni, però, avevano raccontato di aver notato i cugini Del Genio sulla scena del crimine. E su entrambi, in effetti, sono state rinvenute particelle provenienti dall’esplosione di quelle specifiche cartucce. Le stesse tracce sono state ritrovate anche sull’auto.

A questa prima ricostruzione, si sono aggiunti altri indizi che dimostrerebbero come dietro l’agguato ci fosse la regia di Montedoro. Una conversazione con Luca Del Genio, in particolare, lo incastrerebbe: l’uomo si raccomanda di ‘non commettere gli stessi errori del passato’ nel momento in cui avrebbero eliminato Ivan Caraccio, ritenuto inaffidabile per la sua propensione a parlare troppo. Caraccio, reo di non aver rispettato la regola fondamentale del silenzio, doveva ‘sparire’. E probabilmente sarebbe stato un caso di lupara bianca se non fossero intervenuti i Carabinieri che lo hanno arrestato per salvargli la vita.