Il boss Antonio Pellegrino fa scena muta nell’interrogatorio dal carcere di Roma

Il 41enne di Squinzano, latitante da ben 6 mesi, ultimata la procedura di estradizione dall’Ungheria e condotto a Rebibbia, è stato ascoltato per rogatoria dinanzi al gip del Tribunale di Roma, Vilma Passamonti, alla presenza del suo avvocato Elvia Belmonte.

È stato disposto nelle scorse ore, l'interrogatorio di garanzia del boss di Squinzano Antonio Pellegrino, capo dell’omonimo clan della frangia leccese della Sacra Corona Unita.

Il 41enne,  difeso dall'avvocato Elvia Belmonte, è stato ascoltato per rogatoria nel carcere di “Rebibbia”, dinanzi al gip del Tribunale di Roma,Vilma Passamonti, ma ha fatto scena muta. Intanto il Dap (il Dipartimento Amministrativo Penitenziario) dovrà decidere se trasferire Pellegrino nel carcere di Borgo “San Nicola” o se, per motivi di sicurezza, optare per una differente collocazione.

Antonio Pellegrino, nato a Squinzano il 7 novembre 1974, venne arrestato il 24 maggio in Ungheria, a Nagylak, presso il posto di frontiera con la Romania, alle ore 13.00 circa. L'operazione fu eseguita dalla Polizia Ungherese, in coordinamento operativo con i militari del Raggruppamento Operativo Speciale e con il Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia del Ministero.
 
Per lui è stato fatale un vistoso tatuaggio sul collo, che ha fatto sì che il personale intervenuto lo riconoscesse immediatamente; l’esame successivo delle impronte digitali ha poi confermato la sua identità, nonostante avesse esibito documenti falsi.
 
L'uomo era in compagnia di altre due persone di Campi Salentina e di Squinzano che non sono però state arrestate e aveva addosso la somma di 25.000 euro in contanti.
 
Ricordiamo che dopo l'arresto in Ungheria, venne ultimata la procedura di estradizione che riportò in Italia il boss squinzanese. Gli agenti di polizia giudiziaria hanno notificato al 41enne, latitante da ben 6 mesi e sul quale "pendeva" un mandato di arresto europeo, le due ordinanze di custodia cautelare per le quali era ricercato: quella relativa all'Operazione Dejà-vù ultimo atto, condotta dai  Carabinieri del R.O.S. e dal Comando Provinciale di Lecce e White Butcher, portata avanti dalla Guardia di Finanza.
 

I reati ipotizzati sono: associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e porto abusivo di armi anche clandestine, lesioni gravi e minacce aggravate, e reati contro la Pubblica amministrazione in concorso con esponenti politici. I carabinieri del Ros, intanto, sperano in nuovo "colpaccio", poiché sono sempre a caccia del fratello Patrizio, per il quale le ricerche sono state estese su tutto il territorio europeo
 
Nelle scorse ore, inoltre,l’ex latitante Cyril Cedric Savary, difeso dall’avvocato Mario Ciardo. ritenuto uno dei principali fornitori di cocaina per il clan, è comparso, anch'egli dinanzi al gip del Tribunale di Roma per l’interrogatorio di garanzia. Il 37enne francese sfuggito anch’egli nel novembre scorso al blitz “Vortice Deja-vù” e arrestato a fine gennaio in un appartamento alla periferia di Parigi dopo una serie di ricorsi, è stato estradato.



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