Terremoto giudiziario nella sanità e nel mondo imprenditoriale pugliese. Il Riesame conferma tre misure interdittive

Invece verrà discusso il 9 settembre il ricorso davanti al Riesame per l’ex assessore regionale al welfare ed ex senatore Totò Ruggeri, agli arresti domiciliari.

Il Riesame conferma le interdettive per tre indagati nell’ambito dell’inchiesta “Re Artù” che ha provocato un terremoto giudiziario nella sanità, nell’imprenditoria e nella politica pugliese.

Il collegio del Tribunale del Riesame (presidente Fabrizio Malagnino, a latere Giovanni Gallo e Maddalena Torelli) ha detto no alla revoca della misura interdittiva dalla professione per: il medico Vito Elio Quarta, responsabile del centro di procreazione assistita “Prodia” (difeso dagli avvocati Luigi Corvaglia e Pier Luigi Portaluri); il commercialista Giantommaso Zacheo (avvocato Dario Congedo) e l’imprenditore Fabio Marra (avvocati Luigi Covella e Gaetano Castellaneta).

Il medico Vito Quarta è accusato di aver stretto “un patto corruttivo” con Totò Ruggeri, con il contributo del commercialista Giantommaso Zacheo, per l’accreditamento della sede di Muro Leccese, come struttura di primo livello di procreazione medicalmente assistita.

Invece, l’imprenditore Marra è accusato di corruzione in concorso con l’ex consigliere regionale Mario Romano ed il figlio Massimiliano.

Invece verra discusso il 9 settembre il ricorso davanti al Riesame per l’ex assessore regionale al welfare ed ex senatore Totò Ruggeri, raggiunto nelle scorse settimane da un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. È assistito dall’avvocato Salvatore Corrado.

Riguardo la posizione dell’ex direttore generale della Asl leccese Rodolfo Rollo, difeso dall’avvocato Massimo Manfreda, si attende la decisione del gip Simona Panzera sulla richiesta di sospensione avanzata dal pm Alessandro Prontera. L’indagato è accusato di corruzione impropria per aver “favorito” l’accordo per l’acquisto delle prestazioni dialitiche del Centro Santa Marcellina del Panico di Tricase, diretto da Suor Margherita Bramato, in cambio dell’assunzione del figlio in ospedale.



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