Omicidio Basile: chiesto l’ergastolo per Colitti Senior

Nell’udienza odierna, il Pubblico Ministero Massimiliano Carducci ha chiesto l’ergastolo per Vittorio Colitti, ritenendolo responsabile dell’accoltellamento dell’ex consigliere dell’Italia dei Valori Peppino Basile, avvenuto nel giugno del 2008.

È terminata nel primo pomeriggio di oggi, la lunga requisitoria del Pubblico Ministero Massimiliano Carducci che ha ritenuto l’imputato Vittorio Colitti, difeso dall’avvocato Francesca Conte, colpevole dell’omicidio volontario di Peppino Basile e ha richiesto per il 72enne di Ugento  la pena dell’ergastolo.
 
L’udienza odierna, celebratasi dinanzi alla Corte di Assise presieduta dal Dott. Roberto Tanisi, ha, dunque, rappresentato una tappa importante del processo di primo grado per la morte dell’ex consigliere comunale e provinciale dell’Italia dei Valori che, la notte a cavallo tra il 14 ed il 15 giugno 2008, fu assassinato fuori dalla sua abitazione di via Nizza, ad Ugento.
 
Inizialmente le indagini preliminari, che si svolsero in un pesante clima di omertà, seguirono la cosiddetta “pista Vaccaro-Bove”. Il  pentito napoletano Giovanni Vaccaro si dichiarò il mandante, assieme a Rosario Padovano, dell’omicidio Basile, commissionato a Giorgio Pio Bove e Massimo Donadei, poiché Basile aveva scoperto una rete di relazioni tra il Comune di Ugento e la Scu. Vaccaro, in seguito, cambiò ripetutamente la propria versione dei fatti e fu ritenuto inattendibile.
 
L’attenzione degli inquirenti si soffermò sul vicino di casa dell’ex consigliere IDV, Vittorio Colitti che fu incastrato da una testimone. Secondo l’accusa, questi, in seguito ad una discussione andata degenerando, colpì con numerose coltellate al torace, all’addome e ad altre parti del corpo, Peppino Basile. Il nipote del condannato, Vittorio Luigi Colitti (ovvero Colitti Junior), minore all’epoca dei fatti, era già stato assolto, anche in appello, dall’accusa di aver aiutato il nonno, impedendo a Basile di sottrarsi all’accoltellamento.
 
Questo “omicidio d’impeto”, come lo definisce il Pm, rappresenta un nuovo tassello di questa lunga vicenda processuale che riprenderà il 17 marzo.  

di Angelo Centonze



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