Omicidio Valentini, parla il collaboratore di giustizia Toma: ‘Ho saputo che è stato ucciso e da chi’

Per quel cruento fatto di sangue, maturato negli ambienti della Scu, risultano imputati a 24 anni di distanza, Luciano Colazzo, 51 anni e Giuseppe Sirsi 58enne di Campi Salentina. Entrambi rispondono di ‘omicidio aggravato dall’aver agevolato l’associazione mafiosa’.

Un'esecuzione mafiosa risalente a ben 24 anni fa, per la quale è stato ascoltato il collaboratore di giustizia Dario Toma. Parliamo dell'omicidio di Roberto Valentini detto "Scanicchia", avvenuto a Campi Salentina il 15 ottobre 1992. Per quel cruento fatto di sangue, maturato negli ambienti della Scu, risultano imputati Luciano Colazzo, 51 anni e Giuseppe Sirsi 58enne di Campi Salentina. Entrambi rispondono di "omicidio aggravato dall'aver agevolato l'associazione mafiosa" e sono difesi dall'avvocato Michele Palazzo. Oggi, dinanzi ai giudici della Corte di Assise (Presidente Roberto Tanisi, a latere Francesca Mariano e giudici popolari) è stato sentito come teste Dario Toma,  l'ex braccio destro di Gianni di De Tommasi, nome storico della Scu e “capo bastone” di Campi Salentina.
 
Il sostituto procuratore della Dda di Lecce Guglielmo Cataldi ha posto alcune domande al collaboratore di giustizia.
 
PM: Ha conosciuto Roberto Valentini detto Scanicchia?
 
Dario Toma: "Sapevo chi era. Non faceva parte di organizzazioni criminali ed era un alcolizzato. Successivamente nel corso del processo Gianfreda ho saputo che è stato ucciso e da chi"
L'ho saputo alla fine del 1995. Ero un detenuto sottoposto a 41 bis, ma avevo modo di incontrarmi con altri detenuti. Tra cui Francesco Taurino, vicino a De Tommasi. Questi mi disse che dovevamo mandare avanti nelle gerarchie criminali Giuseppe Sirsi, detto Pacciu e chiesero un mio parere, poiché ero un personaggio importante. Da dote di sgarro a quella di Santa doveva passare. Bisognava però essersi resi protagonisti di fatti di sangue . Taurino mi raccontò che Sirsi era in libertà, ma aveva commesso l'omicidio di Valentini, assieme a Colazzo. Io e Francesco Taurino facemmo da padrini per la procedura di avanzamento di dote, alla presenza di De Tommasi . In quell'occasione Sirsi mi confermò di avere partecipato all'omicidio. In ordine a Colazzo non so niente altro".
 
Successivamente, nel corso della deposizione, Toma ha aggiunto questo particolare: Salvatore Fema si avvicinò al nostro territorio di Campi. Taurino mi disse che si poteva provare ad ucciderlo. Si penso di affidare l'omicidio a Sirsi. Quindi questi, fu quasi messo alla prova prima di compiere l'omicidio di Fema, ammazzando Valentini. "
 
Successivamente anche l'avvocato Palazzo, difensore di Sirsi, ha posto alcune domande a Toma per sottolineare il deterioramento del rapporto tra i due affiliati, a fine 97'.
 
Avv. Palazzo: "Si ricorda di avere organizzato un tentativo di omicidio nei confronti di Sirsi?" .
 
Toma: "No,  se avessi voluto farlo davvero, sarebbe stata la cosa più facile del mondo"
 
Inizialmente, a seguito dell'omicidio Valentini ci si trovò di fronte ad un "cold case". Infatti, anche se furono arrestati sia Colazzo che Sirsi, il gip non dispose la convalida. Anche il successivo ricorso in Cassazione del PM fu rigettato e l'omicidio rimase insoluto. Furono soltanto le successive dichiarazioni del  collaboratore di giustizia Dario Toma a far nuovamente luce sulla vicenda. Cosicché si arrivò alla chiusura delle indagini del novembre di due anni fa ed al rinvio a giudizio di Colazzo e Sirsi. Lesecuzione sarebbe maturata per la mancata spartizione di denaro proveniente da affari illeciti.
 

Lomicidio Valentini rientra nella cosiddetta operazione “Maciste”, coordinata dal sostituto procuratore della Dda di Lecce Guglielmo Cataldi e incentrata sui principali capi storici della frangia leccese della Sacra Corona Unita e sugli omicidi scaturiti nella lotta per l’egemonia criminale nella faida tra i clan di Lecce-Campi e Surbo.



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