La Procura invoca complessivamente 6 anni di reclusione per i quattro imputati del processo sui presunti illeciti amministrativi ed ambientali, legati alla gestione della Masseria “Torcito” di Cannole. Il pubblico ministero Maria Vallefuoco ha chiesto: 2 anni e 6 mesi per Rocco Merico, 59 anni, di Poggiardo, in qualità di Dirigente del Settore Lavori Pubblici e Mobilità e del Servizio Edilizio e Patrimonio della Provincia di Lecce; 1 anno e 6 mesi per Sergio Donadonibus, 71enne di Noci, liquidatore della Intini Source srl e amministratore della Società “Parco Torcito” srl; 9 mesi per Giuseppe Botta, 55 anni di Palo del Colle, in qualità di direttore dei lavori; 1 anno e 2 mesi nei confronti di Angelo Rocco Dongiovanni, 61enne, di Conversano, nel ruolo di progettista. La sentenza del giudice monocratico Annalisa De Benedictis è prevista nel mese di giugno.
Le accuse, contestate a vario titolo ed in diversa misura agli imputati sono: lottizzazione abusiva, danneggiamento, deturpamento di bellezze naturali, tentata truffa aggravata, falsità materiale e ideologica. Per alcuni episodi contestati, il pm ha comunque chiesto l’assoluzione.
Sono assistiti dagli avvocati Viola Messa, Anna Grazia Maraschio, Pietro Quinto, Fritz Massa, Antonella Corvaglia, Francesco Cantobelli, Stefano Chiriatti.
I quattro erano stati iscritti nel registro degli indagati, dopo il sequestro del parco avvenuto tre anni fa e la chiusura dell’inchiesta coordinata dall’allora pubblico ministero Ennio Cillo e condotta dagli agenti del Nipaf (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale) e dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria.
In particolare, ritiene la Procura, nonostante la società barese Intini Source srl risultasse formalmente in liquidazione sin dal luglio del 2012, Sergio Donadonibus e Rocco Merico sottoscrissero nell’agosto dello stesso anno, il contratto di concessione dei lavori pubblici per la valorizzazione del parco di Torcito, senza fornire alcuna garanzia in merito ai requisiti economici e finanziari. Nello specifico, la Intini srl ottenne un finanziamento pubblico di quasi 5 milioni di euro, essendosi aggiudicata per i successivi 18 anni la gara d’appalto relativa alla “valorizzazione delle potenzialità turistiche della Masseria Torcito”, ma senza essere in grado di assolvere gli obblighi pluriennali della concessione.
Gli imputati, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero commesso una serie di “atti fraudolenti” (copia del progetto, il permesso di costruire, certificato di inizio dei lavori) per ottenere la prima tranche del finanziamento dalla Regione Puglia; atti idonei ad indurre in errore anche la Provincia di Lecce che ha avanzato la richiesta di risarcimento dei danni per la mancata realizzazione delle opere di ristrutturazione delle masserie e il mancato assolvimento degli obblighi contrattuali per i successivi diciotto anni.
Ci sono poi i presunti abusi edilizi compiuti nell’area, che ad avviso della Procura, “avrebbero modificato l’assetto geomorfologico, con eliminazione di forme vegetali ed arboree” (lo sbancamento sul crinale, il declivio di una collina e l’apertura di una pista carrabile).