Processo Calzaturificio Vereto: attesa per lunedì prossimo la sentenza

Il giudice ha emesso un’ordinanza, nella quale chiede di ascoltare un funzionario dell’INPS. Il vpo, intanto, ha chiesto per Ernesto Abaterusso e suo figlio Gabriele una condanna a 2 anni e due mesi ciascuno, con l’accusa di truffa aggravata.

Erano accusati di un raggiro di migliaia di euro ai danni dell'INPS, ma bisognerà aspettare lunedì prossimo per la sentenza  del processo che vede imputati Ernesto Abaterusso e suo figlio Gabriele. Il giudice Maria Pia Verderosa della seconda sezione in composizione monocratica, ha emesso un'ordinanza nella quale chiede di ascoltare un funzionario dell'INPS per chiarire, se i lavoratori abbiano percepito le indennità di disoccupazione che emergerebbero dal capo d'imputazione ed in quali periodi. È stata accolta l'istanza avanzata dall'avvocato Fritz Massa, difensore assieme a Marcello Risi dell'assessore regionale del Pd.  Egli sosteneva la tesi della carenza di prove su cui si baserebbe l'intero processo, durante il quale non sono stati ascoltati né i lavoratori, né tantomeno i funzionari dell'INPS.  

Ernesto Abaterusso deve difendersi, così come il figlio Gabriele, difeso dagli avvocati Leonida Marzano e Giuseppe Antonica dall'accusa di truffa  con l'aggravante di essere stata commessa ai danni di un ente pubblico e che avrebbe fruttato complessivamente una somma di circa 500mila euro. Per questa ipotesi di reato, il vpo d'udienza Antonio Paladini ha chiesto una condanna a 2 anni e 2 mesi di reclusione ciascuno. I fatti risalirebbero al periodo intercorso tra luglio e settembre 2007, quando il 59enne Ernesto Abaterusso ed il figlio 34enne, Gabriele Abaterusso, erano gli amministratori "di fatto"del “Calzaturificio Vereto srl” con sede a Morciano di Leuca, nonché della Gea srl collocata a Gagliano del Capo. Difatti, secondo l'accusa, in data 11 novembre del 2005, sarebbe risultata sospesa l'attività del “Calzaturificio Vereto", ma appena tre giorni dopo, avrebbe cominciato ad operare la Gea, servendosi degli stessi macchinari e del medesimo personale. Sarebbero stati così messi in mobilità 40 lavoratori dipendenti e soprattutto, Ernesto Abaterusso e suo figlio Gabriele avrebbero falsamente dichiarato all'INPS una sospensione dell'attività lavorativa, indicando i  periodi per ciascun lavoratore, e "l'avvenuta anticipazione del trattamento di integrazione salariale". In realtà, sosteneva il pm, l'azienda andava avanti, avvalendosi del personale falsamente dichiarato " in cassa integrazione".

Così facendo, essi avrebbero indotto in errore l'INPS , ottenendo il "riconoscimento della cassa integrazione guadagni. I due amministratori, dunque, avrebbero poi portato " a conguaglio" tale somma grazie ai "contributi" risultanti dalle dichiarazioni relative ai periodi paga in questione. Dunque, secondo l'accusa, i lavoratori sarebbero stati impiegati " in nero"senza ottenere la retribuzione della cassa integrazione, falsamente dichiarata.

Ricordiamo inoltre, che è stata confermata anche in Appello, nel febbraio scorso,la condanna per Gabriele Abaterusso, (erano stati inflitti in primo grado due anni di reclusione dai giudici della Seconda Sezione Penale), pena sospesa, ritenuto responsabile del crack finanziario del “Calzaturificio Vereto srl” Egli era stato riconosciuto colpevole del reato di bancarotta per distrazione”. Proprio per questa ragione, egli non si candidò alle elezioni regionali del 2015 ed al suo posto si presentò nelle liste del Pd, il padre Ernesto Abaterusso, così come fortemente voluto dall'attuale Governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano.



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