Processo d’Appello “Sabr”,  due condanne. Tutti assolti dall’accusa di riduzione in schiavitù 

La Corte di Appello, ha inoltre annullato il risarcimento del danno in favore di quasi tutte le parti civili. Ribaltata la sentenza di primo grado.

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I giudici di Appello ribaltano la sentenza di primo grado e assolvono dalle accuse più gravi, tutti gli imputati del maxi processo “Sabr”.

La sentenza è stata emessa poche ore fa, dall’aula bunker di Borgo San Nicola.

La Corte (Presidente Vincenzo Scardia) ha comunque inflitto due condanne, nei confronti del “reclutatore” Saber Ben Mahmoud Jelassi, tunisino di 46 anni detto Sabr (da cui, il nome dell’inchiesta) a 5 anni e 6 mesi e di Acrim Bilel Ben Aiaya, 33 enne, a 6 anni, per il solo reato di estorsione. I due erano stati condannati in primo grado a 11 anni ciascuno. Riguardo quest’accusa, nei confronti degli altri sei imputati, la Corte ha rinviato gli atti al gup, dichiarando la nullità del decreto che dispone il giudizio.

Invece, tutti gli imputati (anch’essi condannati in primo grado a 11 anni) sono stati assolti “perché il fatto non sussiste”, riguardo le imputazioni di associazione a delinquere, finalizzata a reclutare cittadini extracomunitari clandestini” e di “sfruttamento e riduzione in schiavitù”. Assoluzione, inoltre, per l’accusa di “intermediazione illecita”, con la formula “perché il fatto non era previsto dalla legge come reato”. Si tratta dei neretini Pantaleo Latino, detto “Pantaluccio”, 64enne, che sarebbe stato, secondo la Procura, il referente per tutti i sodali; Livio Mandolfo, di 52 anni; Giovanni Petrelli, 56enne di Carmiano; il tunisino, Ben Abderrahma Jaouali Sahbi, 49enne.

E poi, assolti per tutti i reati i cittadini di origine sudanese Saed Abdellah, detto Said, 32enne;  Meki Adem, 58 anni;  Nizqr Tanjar, 41enne;  Tahar Ben Rhouma Mehadaoui detto Gullit, 44 anni;  Mohamed Yazid Ghachir (per tutti 11 anni in primo grado).

Infine, assoluzione per Marcello Corvo, 58enne e Aibeche Abdemalek, 41 anni di origini algerine (3 anni in primo grado).

La Corte di Appello, ha inoltre annullato il risarcimento del danno, da liquidarsi in separata sede, in favore di quasi tutte le parti civili, tra cui comparivano: il giovane ingegnere camerunense, Jean Pierre Yvan Sagnet, difeso dall’avvocato Viola Messa; la Regione Puglia con l’avvocato Anna Grazia Maraschio. La Cgil assistita da Vittorio Angiolini, la Flai Cgil (sempre con l’avvocato Viola Messa); l’associazione Finis Terrae con l’avvocato Maria Russo. Un lavoratore, con l’avvocato Vincenzo Scardia.

Invece, solo per un bracciante assistito dal legale Francesco Polo è stata disposta una provvisionale di 3mila euro.

In precedenza, il vice procuratore generale Giovanni Gagliotta ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado.

A margine della sentenza,  i responsabili di Finis  Terrae Onlus affermano: “Siamo esterrefatti dalla sentenza d’Appello. Ci troviamo di fronte ad un mostro giuridico che rafforza la convinzione che la realtà processuale non abbia alcuna relazione con la vita reale e con la richiesta di giustizia di chi ha subito un torto.”

E il comunicato continua “L’artificio giuridico volto a dimostrare che il caporalato non era reato all’epoca delle vicende e la riduzione il schiavitù non rappresentasse la realtà dei fatti è quanto di meno aderente alla realtà si potesse affermare. L’articolo 600 c.p.prevede che la riduzione in schiavitù  si palesi quando si costringa una persona in stato di soggezione e quando ci si approfitti di una situazione di vulnerabilità.In quell’aula di tribunale tutti hanno ascoltato le forme di sopruso e violenze e gli altri trattamenti che i braccianti subivano. Tutti hanno ascoltato il grado di soggezione a cui erano sottoposte le persone. Non si può uscire puliti come sepolcri imbiancati dopo avere sfruttato delle persone in modo così barbaro. ”

E conclude ” In ogni caso delle sentenze si prende atto e si rispettano. Speriamo quindi si prenda atto anche del desiderio di giustizia dei lavoratori e di vedere la fine di questa vicenda dopo tanti anni. Confidiamo quindi nella decisione della Procura Generale di procedere in Cassazione per garantire a tutte le vittime di questa vicenda la giustizia che meritano. ”

Il collegio difensivo

Il collegio difensivo è composto, tra gli altri, dagli avvocati: Francesco Galluccio Mezio, Antonio Palumbo, Luigi Corvaglia, Giuseppe Bonsegna, Antonio Romano, Vincenzo Blandolino, Giuseppe Cozza, Fabio Domenico Corvino, Salvatore Donadei, Vincenzo Perrone, Ezio Maria Tarantino, Lucio Calabrese, Amilcare Tana, Silvia Sabato, Antonio Luceri, Mario De Lorenzis.

Il processo di primo grado

La Corte di Assise, nel luglio del 2017, aveva invece già assolto in primo grado “per non aver commesso il fatto” Salvatore Pano, 62enne; Corrado Manfredi, 65enne e Giuseppe Mariano, detto “Pippi”, 80 anni, di Porto Cesareo.

Secondo la pubblica accusa, rappresentata dal pubblico ministero Elsa Valeria Mignone sarebbe emersa un’associazione a delinquere caratterizzata da una struttura piramidale costituita da: imprenditori locali che costituivano il “vertice”, “reclutatori” africani, caporali e capi squadra.

L’Operazione investigativa “Sabr” (dal soprannome di uno dei caporali) prese il via dalla ribellione guidata da Sagnet, che portò alla denuncia tra il 2009 ed il 2011, di un brutale sistema di sfruttamento nei campi di raccolta di angurie e pomodori. Da lì, partirono le indagini dei Ros di Lecce.

 



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