Ricoverata per una frattura al femore, muore di cirrosi epatica: indagati 13 medici dell’Ospedale di Copertino

Il pm ha disposto la riesumazione della salma di Teresa Elia. Il 7 aprile prossimo, vi sarà il conferimento dell’incarico al medico legale. Come atto dovuto in vista dell’esame, sono stati iscritti nel registro degli indagati, alcuni medici di ortopedia e geriatria..

La Procura di Lecce vuole vederci chiaro sulla morte di un'anziana signora di Squinzano, deceduta il 10 febbraio scorso. Il pubblico ministero Roberta Licci ha disposto la riesumazione della salma di Teresa Elia. Il 7 aprile prossimo, vi sarà il conferimento dell'incarico al medico legale Alberto Tortorella.  Come atto dovuto in vista dell'esame, sono stati iscritti nel registro degli indagati, i nominativi di 13 medici dei reparti di ortopedia e geriatria dell'Ospedale "San Giuseppe" di Copertino, con l'accusa di omicidio colposo.
  
In precedenza, i carabinieri hanno acquisito le cartelle mediche ed effettuato i primi accertamenti sulla provenienza di alcune sacche di sangue, utilizzate per le trasfusioni.
  
A dare il via all'inchiesta, la querela presentata dalla figlia della vittima, attraverso il proprio legale, l'avvocato Maurizio Scardia. La denunciante riferisce come in data 9 gennaio, sua madre veniva ricoverata presso l'Ospedale di Copertino per una frattura al femore, che necessitava di intervento chirurgico di protesi d’anca. L'operazione non veniva effettuata subito, bensì dopo circa una settimana, in quanto la signora Elia aveva dei valori dell’emoglobina molto bassi e bisognava effettuare una prima trasfusione. Il 16 gennaio, l’ortopedico riferiva ai familiari che non si poteva comunque procedere all’intervento poiché vi era carenza di sangue in ospedale.
  
A seguito dell’interessamento dei figli presso un'associazione di volontariato AVIS, il nosocomio di Copertino veniva rifornito del sangue necessario e il giorno dopo, la paziente veniva sottoposta all’intervento. Tuttavia, affermano i denuncianti, nonostante il chirurgo avesse rassicurato i parenti circa l’esito positivo dello stesso, la paziente nell'arco di due giorni venne sottoposta ad una seconda trasfusione. Poche ore dopo, la signora cominciò ad avere una serie di preoccupanti sintomi, come gonfiore su tutto il corpo, inappetenza totale, ittero, disturbi nel linguaggio, tanto da indurre i medici del reparto a richiedere un consulto al geriatra. Questi, la visitò e riferì ai parenti di aver trovato il fegato della paziente totalmente scompensato, formulando l'ipotesi di cirrosi epatica, tumore ed epatite C.
  
Poiché l’anziana continuava a peggiorare,venne trasferita nel reparto di geriatria. Il medico che la ebbe in cura in Ospedale, avrebbe riferito che la signora era grave e che la causa del repentino decadimento poteva essere attribuibile alle sacche di sangue utilizzate nella seconda trasfusione. Invece, un altro geriatria dell'ospedale di Copertino, affermò di ricordare che circa quindici anni addietro, aveva avuto modo di visitare la signora Elia e che la stessa, sin da allora era affetta da “cirrosi epatica". I familiari nutrono forti dubbi su questa ipotesi, poiché tale circostanza non era mai emersa nei diversi controlli effettuati nel tempo dalla paziente, né mai riscontrata dal medico curante. Questi ritengono dunque, che alla base del peggioramento vi possa essere la trasfusione di sangue infetto.
  
Infine, la mattina presto del 10 febbraio 2017, la signora Elia veniva dimessa dall’Ospedale di Copertino con diagnosi di “cirrosi epatica” e circa due ore dopo, la Guardia Medica con propria certificazione, ne constatava il decesso.​


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