Omicidio Fasano, i presunti killer fanno “scena muta” davanti al Giudice

Ricordiamo che Angelo Rizzo, 23enne e Daniele Manni, 39enne di Melissano rispondono di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai motivi abietti e futili.

Fanno scena muta, i due presunti killer di Francesco Fasano, il 22enne di Melissano ammazzato con un solo colpo di pistola alla tempia, martedì sera.

Nella mattinata odierna, presso il carcere di Borgo San Nicola, si è svolta l’udienza di convalida del fermo. Dinanzi al gip Carlo Cazzella, Daniele Manni, 39enne e Angelo Rizzo, 23enne, entrambi di Melissano, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Erano presenti anche il procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi ed il sostituto procuratore Stefania Mininni.

Ricordiamo che nelle scorse ore, la Procura ha emesso un decreto di fermo nei loro confronti, con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai motivi abietti e futili.

A Daniele Manni è stato contestato anche il tentato omicidio per lagguato “mancato” del 19 luglio, quando sparò alcuni colpi di pistola contro un’auto. Dentro c’era il suo rivale Bevilacqua e il 22enne, sopravvissuti quasi per miracolo.

Nelle prossime ore, il giudice  deciderà se convalidare il fermo e “confermare” la misura cautelare del carcere.

Gli altri arrestati

Non sono i soli. Nel decreto di fermo compaiono i nomi di altre otto persone, accusate assieme ai due presunti killer, di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Si tratta di Pietro Bevilacqua, 32 anni; Antonio Librando, 42 anni; Biagio Manni, 50enne; Luciano Manni, 66 anni; Maicol Andrea Manni, 27enne; Luca Piscopiello, 37 anni; Luca Rimo, 36 anni ( tutti di Melissano) e Gianni Vantaggiato, 48enne, residente a Tonco ( in provincia di Asti).

Gli otto indagati sono stati ascoltati (come i due presunti killer) presso il carcere di Borgo San Nicola e quasi tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Il solo Gianni Vantaggiato ha risposto alle domande del gip, affermando di essere estraneo alla presunta associazione a delinquere. L’uomo, infatti, ha riferito di vivere in Piemonte e di essere sceso in Salento, solo per le ferie. Infatti, non avrebbe alcun legame stabile o di tipo associativo con gli altri finiti in manette.

Antonio Librando, invece, ha rilasciato spontanee dichiarazioni, negando di far parte della suddetta associazione e respingendo gli addebiti. In particolare ha affermato di essere sottoposto in questo periodo a libertà vigilata, ma di svolgere regolare attività lavorativa.

Il collegio difensivo

Gli indagati sottoposti a fermo sono assistiti, tra gli altri, dagli avvocati Francesco Fasano, Silvio Caroli, Mario Coppola, Stefano Pati, Attilio Nassisi.

Il collegio difensivo ha chiesto di non convalidare il fermo per la mancanza dei gravi indizi di colpevolezza.

L’omicidio di Fasano e l’autopsia

L’omicidio sarebbe stato eseguito per lanciare un avvertimento al gruppo “ribelle”, nato dalla frattura interna che ha diviso le strade dell’organizzazione criminale, un tempo guidata da Emanuele Cesari.

Secondo gli investigatori, Fasano è stato ucciso perché era lanello debole del gruppo, il più giovane e forse il più ‘inesperto’ o facile da colpire. È bastato un solo colpo di pistola – una calibro 9 (non ancora trovata) – sparato a bruciapelo all’altezza dell’arcata sopracciliare sinistra.

Lo hanno lasciato lì, in una pozza di sangue, in attesa che qualcuno ‘scoprisse’ il cadavere per caso.

La chiamata al 112 che segnalava il corpo senza vita è arrivata alle 23.42, ma quando i carabinieri hanno raggiunto il luogo di quello che sembrava un incidente stradale, hanno notato che il corpo era stato trascinato per diversi metri, probabilmente dall’auto di un’automobilista, che si è dileguato.

Ad ogni modo, sarà l’autopsia a chiarire meglio le cause della morte di Fasano e la dinamica dell’omicidio. Nella giornata di lunedì, il medico legale Roberto Vaglio effettuerà l’esame sul cadavere del 22ene di Melissano.



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