Si taglia le vene con una lametta mentre aspetta la sentenza: 38enne di Trepuzzi ricoverato in Ospedale

Francesco Luggeri, 38enne di Trepuzzi, si è tagliato le vene con una lametta da barba mentre stava aspettando la sentenza del processo di secondo grado dell’operazione “Remetior 2”. Per gli altri imputati si è concluso con un sostanziale sconto di pena.

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In attesa del processo di Appello, un detenuto si è tagliato le vene nel Tribunale penale di viale De Pietro. È accaduto intorno alle 14 di oggi, quando Francesco Luggieri, 38enne di Trepuzzi, mentre si trovava nella cella del sottopassaggio, in attesa di salire in aula per essere giudicato, ha estratto una lametta e si è inferto alcuni tagli sul braccio.

L’uomo ha cominciato a perdere copiosamente sangue ed è stato trasportato presso l’Ospedale “Vito Fazzi” per accertamenti medici. Il corpo del reato è stato naturalmente sequestrato e adesso verranno effettuate le dovute indagini, per capire come mai l’uomo fosse in possesso della lametta, nonostante lo stato di detenzione.

Il processo a suo carico è stato riaggiornato all’8 novembre. Il difensore di Francesco Luggieri, l’avvocato Umberto Leo avrebbe chiesto quest’oggi una perizia psichiatrica per il proprio assistito. L’istanza verrà avanzata nel corso della prossima udienza.

Francesco Luggieri, era appena giunto a Lecce con una camionetta della polizia penitenziaria, dal carcere di Bari. Era stato condannato in primo grado a 17 anni di carcere nel processo “Remetior bis”, ma aveva ottenuto gli arresti domiciliari, a seguito di un’istanza del proprio legale. Successivamente era tornato in carcere perché accusato di furto, in un’altra inchiesta. Oggi si doveva discutere la sua posizione nell’ambito dell’Appello.

Il processo è andato avanti per gli altri due imputati e si è concluso con un sostanziale sconto di pena. La Corte di Appello ha inflitto 14 anni di carcere per Leandro Luggieri, 39enne di Trepuzzi, assistito dall’avvocato Umberto Leo (era stato condannato in primo grado a 30 anni di reclusione), in considerazione della lieve entità dello spaccio.

Francesco e Leandro Luggieri rispondevano dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, rapina a mano armata, associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. Inoltre, i giudici di Appello hanno condannato a 1 anno e 3 mesi Giuseppe Russo 34enne di Campi Salentina (5 anni in primo grado). Rispondeva di detenzione e porto abusivo d’armi (arma da guerra) e lesioni personali, ma è stato assolto per un capo d’imputazione. Russo è difeso dall’avvocato Francesco Tobia Caputo.

Ricordiamo che nel processo di Appello, celebratosi nei mesi scorsi nell’aula bunker di Borgo San Nicola per gli imputati che hanno scelto il processo abbreviato, la Corte ha assolto il presunto capo dell’organizzazione ed ex latitante Salvatore Caramuscio, detto Scaramao, nel frattempo deceduto, il 28 settembre scorso a Chieti. Assolto anche Cristian Lazzari, 30enne di Trepuzzi. I giudici hanno anche ridotto la pena a tutti gli altri imputati.

Il blitz, eseguito nel novembre di quattro anni fa, da 80 militari della guardia di finanza di Brindisi, smantellò una frangia della Sacra Corona Unita, attiva nel nord leccese ed in particolare a Trepuzzi. L’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore antimafia Alessio Coccioli ha portato all’arresto di quindici persone “vicine” agli ambienti Scu, per un totale di 26 indagati.

Al vertice dell’organizzazione criminale, il boss Caramuscio. Il quale, in qualità di figura preminente, dalla stessa cella avrebbe svolto le operazioni di coordinamento del business del gruppo. Un ruolo di primo piano anche per Marianna Carrozzo, la compagna di Leandro Luggeri. La donna, dirigeva le attività relative all’approvvigionamento e lo spaccio di stupefacenti.



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