Nel Salento aumentano depositi bancari e postali, ma le imprese non investono

È quanto emerge dall’ultimo studio condotto dall’Osservatorio Economico Aforisma. Il trend dei risparmi delle famiglie ha registrato un incremento in linea con il passato, quello delle aziende è cresciuto esponenzialmente.

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I leccesi risparmiano per timore di nuove tasse e le imprese non investono perché non è ancora tornata la fiducia nel futuro. Aumentano, perciò, i depositi bancari e postali. È quanto emerge dall’ultimo studio condotto dall’Osservatorio Economico Aforisma.

Mentre il trend dei risparmi delle famiglie ha registrato un incremento in linea con il passato, quello riferito alle aziende è cresciuto esponenzialmente.

In particolare, nel secondo e terzo trimestre 2020, da aprile a settembre scorsi, i depositi delle famiglie di Lecce e provincia sono aumentati di 285 milioni di euro, pari al 2,6 per cento e si attesta a 11 miliardi 292 milioni.

I depositi delle imprese individuali e delle società fino a 5 addetti sono schizzati del 25,4 per cento (da 683 milioni a 857 milioni).

Ancora più elevato l’incremento percentuale delle società con più di cinque addetti: 57,1 per cento (da 961 milioni a un miliardo 511 milioni). Non è mai stata registrata una variazione così alta in soli due trimestri.

«Aumentano – spiega Davide Stasi, responsabile dell’Osservatorio Economico Aforisma – anche i prestiti a favore delle imprese, dopo anni di credit crunch. Sempre, da aprile a settembre scorsi, infatti, i finanziamenti alle famiglie e alle attività produttive di Lecce e provincia sono saliti da 8 miliardi 161 milioni a 8 miliardi 392 milioni. La domanda di prestiti delle imprese aumenta per effetto delle ingenti esigenze di liquidità consequenziali al fermo delle attività per l’emergenza sanitaria, sfruttando appieno le condizioni favorevoli previste dalle norme agevolative sul costo dei finanziamenti.

Dall’analisi complessiva – prosegue – emergono diversi fattori che possono aver concorso alla formazione di questi dati, a partire dal decreto “Cura Italia” che prevedeva un’iniezione di liquidità per famiglie e imprese. Allo stesso modo, hanno contribuito al ristagno del denaro sui conti correnti anche il rinvio delle tasse, lo stop alle cartelle fiscali e tributarie, le moratorie che hanno bloccato milioni di euro di crediti e i piani di ammortamento, nonché i prestiti garantiti erogati attraverso il “Fondo di garanzia per le Pmi”. Riguardo alla contrazione dei consumi le famiglie hanno speso meno, non solo perché preoccupate per le incertezze sul fronte lavorativo, ma anche per le chiusure temporanee di negozi, bar, ristoranti, palestre, oltre all’impossibilità di muoversi e viaggiare. Non mancano, perciò, i casi in cui l’iniezione di “liquidità” si sia trasformata in un accumulo di ricchezza privata, di cui una parte da restituire agli istituti di credito».

I risparmi delle famiglie leccesi corrispondono al 5,6 per cento dei depositi delle famiglie residenti nell’Italia meridionale (201,3 miliardi di euro) e all’1 per cento di quelle italiane (1.096,2 miliardi).

I depositi delle imprese individuali e delle società fino a 5 addetti corrispondono al 6 per cento dei depositi di quelle con sede nell’Italia meridionale (14,2 miliardi) e all’1,1 per cento di quelle italiane (76,4 miliardi).

I depositi delle società con più di cinque addetti corrispondono al 4,3 per cento dei depositi di quelle ubicate nell’Italia meridionale (35,1 miliardi) e allo 0,4 per cento di quelle italiane (360,9 miliardi).