Caldo afoso e il consumo di energia sale. Lecce è al terzo posto in Puglia

Aumentano i consumi di energia elettrica in Puglia. Bari è al primo posto, mentre Lecce è al terzo. Molta di quella prodotta, però risulta in eccedenza. Terza indagine sui consumi di energia elettrica da parte di Confartigianato Imprese.

Il caldo torrido dell'estate che sembra proprio non voler finire sta facendo crescere il fabbisogno di corrente elettrica, così come è facile comprendere.
 
Quando il termometro raggiunge punte elevate, ogni grado di temperatura in più significa una crescita della domanda fra gli 800 e i mille megawatt. A giocare una parte importante sono i condizionatori di case e uffici messi a dura prova soprattutto nelle ore di punta. Poi i banchi refrigerati di negozi e supermercati, i frigoriferi delle famiglie, gli armadietti delle bibite e dei gelati ai bar faticano a dissipare il calore, e quindi i compressori devono lavorare di più. Stesso discorso per le ventole di raffreddamento dei computer e dei portatili. A spiegarlo è il Centro Studi Confartigianato Imprese Puglia che ha elaborato, per il terzo anno consecutivo, i dati Terna, gestore della rete di trasmissione nazionale.
 
Così come si evince dai dati elaborati la provincia più “energivora” risulta essere Taranto che consuma 6.040,6 gigawatt, di cui 4.712,8 per l’industria, 665 per il terziario, 598,2 per il settore domestico e 64,6 per l’agricoltura. Il siderurgico da solo consuma ben 4.087,3 gigawatt.
 
Segue la provincia di Bari con 3.862 gigawatt. Al terzo posto c’è la provincia di Lecce con 2.125,9 gigawatt, di cui 836,8 nelle case, 832,9 per il terziario, 397,7 per l’industria e 58,5 per l’agricoltura. Dopo viene Brindisi con 2.037 gigawatt. La provincia di Foggia è quinta con 1.780,2 gigawatt. Quella che richiede meno energia è la provincia di Barletta-Andria-Trani con 1.002,6 gigawatt.
 
«Al netto delle considerazioni sull’andamento dei consumi, il dato più rilevante ricavabile dall’elaborazione del nostro Centro studi – commenta Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato Imprese Puglia – è che la nostra regione non solo è autosufficiente in relazione al proprio fabbisogno energetico, ma addirittura produce molta più energia di quanta gliene occorra. Il paradosso è che, nonostante questo ruolo di contribuzione netta a vantaggio dell’intera rete nazionale, le bollette dei cittadini e quelle delle imprese pugliesi continuano ad essere particolarmente salate. Insomma – spiega il presidente – le ricadute per il pubblico di questo primato in costante crescita sono davvero molto scarse. È doveroso garantire ai pugliesi la possibilità di beneficiare di questi risultati, evitando che si traducano in un esclusivo vantaggio commerciale per i singoli operatori. In questo – continua – un occhio di riguardo deve essere riservato alle aziende piccole e artigiane, la parte più consistente in Puglia, che per agganciare la ripresa hanno più che mai necessità di abbattere al massimo i costi energetici».



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