Vietato applicare interessi di mora sulle sanzioni fiscali, nuova sentenza della Commissione Tributaria di Lecce

I giudici di “Via Rubichi” hanno annullato circa 10.000 euro di interessi applicati dal concessionario della riscossione su una serie di cartelle emesse nei confronti di un imprenditore.

“Questa sentenza è importante perché accoglie finalmente i nostri rilievi sulle modalità di calcolo degli interessi richiesti dall’Agenzia delle Entrate Riscossione (ex Equitalia). Il concessionario non può applicare interessi di mora sulle sanzioni fiscali perché ciò è espressamente vietato dall’art.30 del DPR 602/73 e dall’art.2 del DLgs 472/9”, con queste parole l’avvocato Matteo Sances ha commentato la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Lecce che ha annullato circa 10.000 euro di interessi applicati dal concessionario della riscossione su una serie di cartelle emesse nei confronti di un imprenditore salentino

Le motivazioni dei giudici

I giudici leccesi, infatti, hanno applicato le norme dichiarando “… il ricorrente deduce l’illegittima applicazione degli interessi di mora sulle sanzioni e gli interessi. Il motivo è fondato. Ai sensi dell’art.2 comma 3 dlgs 472/97 la somma irrogata a titolo di sanzione non produce interessi….”.

“Anche grazie al supporto della Camera Civile Salentina e del suo Presidente, l’Avv. Salvatore Donadei – prosegue il legale – stiamo monitorando gli atti esattoriali emessi un po’ in tutta Italia e abbiamo segnalato più volte queste anomalie. Abbiamo verificato, inoltre, come in molti casi il concessionario applichi interessi anche sui contributi INPS nonostante la normativa vieti tale operato (art.27 Dlgs 46/99) e numerosi sono i contenziosi a cui attendiamo a breve la pronuncia dei giudici. A ciò dobbiamo aggiungere come giurisprudenza recente si stia orientando per la prescrizione dei tributi in 5 anni (sentenza CTR Roma n.1050/2017) e lo stesso vale ormai da tempo per i contributi previdenziali. È dunque importante che ogni cittadino abbia la possibilità di verificare la legittimità di tutte le somme che gli vengono richieste dal Fisco ma molte volte questo è impossibile per il contribuente medio. Per questo motivo stiamo cercando di fornire almeno le informazioni base a tutti i contribuenti attraverso il nostro Centro Studi (info@centrostudisances.it )”.

Da sin. Matteo Sances, Salvatore Donadei

Gli fa eco il Presidente della Camera Civile Salentina, avvocato Salvatore Donadei: “Da tempo noi di Camera Civile Salentina sosteniamo che i professionisti hanno il dovere di informare tutti i cittadini in merito ai loro diritti (si ricorda ad esempio il convegno organizzato a Roma lo scorso novembre) ma lo Stato deve fare la sua parte per tutelare i contribuenti e in particolare le partite iva che sono il vero motore del nostro Paese. Faccio presente come recenti studi hanno accertato che l’Italia oltre ad avere la pressione fiscale sulle imprese tra le più elevate d’Europa è anche il Paese dove pagare le tasse è più difficile con oltre 30 giorni l’anno per calcolare le imposte dovute (dati della CGIA di Mestre di gennaio)”.

“Oltre a ciò – Sances – va segnalata la mancanza di un vero e proprio dialogo col Fisco che il più delle volte preferisce ricorrere ad accertamenti presuntivi e standardizzati piuttosto che verificare la situazione reale del contribuente. Come ho già rilevato in altre occasioni, ricorrere ad accertamenti di questo tipo può creare veri e propri danni poiché la maggior parte delle imprese è di piccole o piccolissime dimensioni e dunque l’imprenditore può contare solo sulle sue forze e può accadere che per un periodo di tempo possa trovarsi in difficoltà. Basta davvero poco e può accadere a tutti. Pensate a una malattia, a una separazione matrimoniale, a un incidente, ecc. Tutti eventi non previsti ma che possono sconvolgere la nostra vita e costringono a cambiare le nostre priorità. In queste situazioni lo Stato dovrebbe tutelare i piccoli imprenditori e non costringerli a chiudere bottega con accertamenti standard che non ammettono cali di fatturato solo perché non si rientra nella media del settore. È necessario un Fisco più umano”.



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