Tutti in corsa per pagare l’IUC, ovvero l’IMU più TASI più TARI

Si avvicina la data ultima per pagare senza interessi di mora la tassa sulla casa, che quest’anno ingloba in sè anche le tasse sui servizi. Il Centro Studi di Confartigianato Imprese evidenzia quali saranno le entrate che arriveranno nelle casse dello Stato soltanto dalla Puglia.

Il 16 giugno scadono i termini per essere in regola con il pagamento dell’Imposta Unica Comunale (IUC) che oggi comprende il tributo per i servizi indivisibili (TASI) e la Tassa sui rifiuti (TARI). L’ IUC è il risultato  di un’evoluzione normativa che dal 2012 ad oggi ha fatto perdere la testa ai cittadini contribuenti.

Così come viene evidenziato da Centro Studi di Confartigianato Imprese Puglia, nei Comuni della Puglia è atteso un miliardo e mezzo di euro dal versamento dell’imposta.
I pugliesi, quindi, entro la prossima settimana, verseranno un miliardo e mezzo di euro per l’imposta unica comunale (IUC), articolata in due componenti: l’IMU, di natura patrimoniale e dovuta dal possessore di immobili ad esclusione dell’abitazione principale; l’altra componente relativa ai servizi.

Per la precisione, Confartigianato sottolinea che i pugliesi sono chiamati a versare 709.632.180 euro per l’IMU, 207.339.598 per la TASI e 559.762.536 per la TARI. A questo gettito si aggiungono altri 415 milioni di euro per l’addizionale comunale Irpef e per le altre imposte residuali, come l’imposta di scopo, l’imposta di soggiorno nelle località turistiche, l’imposta comunale sulla pubblicità, la tassa per l’occupazione degli spazi ed aree pubbliche, i diritti sulle pubbliche affissioni, i tributi speciali ed altre entrate proprie.

L’indagine del Centro Studi di Confartigianato Imprese Puglia su dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze fa venire l’acido nel sangue per chi si sente vessato da balzi e balzelli che pesano sulle tasche delle famiglie e delle imprese.

Le elaborazioni del nostro Centro studi regionale – commenta Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato Imprese Puglia – evidenziano quanto sia elevata la pressione fiscale dovuta alle tasse locali su immobili, rifiuti e servizi pubblici. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una continua ed incessante riparametrazione dei tributi: la fantasia dei Governi che si sono succeduti alla guida del Paese ha dato vita ad un groviglio di nuove tasse di cui la IUC è solo l’ultima arrivata. Complice un federalismo fiscale solo parzialmente applicato e mai compiutamente realizzato, l’obiettivo è uno solo: recuperare risorse per le casse delle amministrazioni locali sempre più condizionate dalla riduzione dei trasferimenti statali e dai vincoli del patto di stabilità. A farne le spese sono i cittadini e soprattutto le aziende, alle prese con un rebus la cui unica certezza è il fatto di dover pagare, alle volte, importi anche raddoppiati rispetto a quelli del 2011”.

Di seguito uno specchietto esemplificativo per l’utente visto che sono ben cinque le categorie di imposte che gravano sugli immobili:  

  • imposte di natura «reddituale» il cui presupposto è il reddito prodotto dalla proprietà o dal possesso del bene (IRPEF, IRES);  
  • imposte di natura «patrimoniale» il cui presupposto è la proprietà o il possesso del bene (IMU);
  • imposte sui servizi pubblici resi ai proprietari di immobili (TASI);
  • imposte sul trasferimento degli immobili a titolo oneroso (IVA, registro, ipotecaria, catastale);
  • imposte sul trasferimento degli immobili a titolo gratuito (successioni e donazioni);
  • imposte sulle locazioni (cedolare secca, registro e bollo sui contratti di locazione).



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