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Le nuove regole dei tirocini formativi in Puglia: l’analisi dell’Associazione ‘Professionisti per le Imprese’

by Redazione
28 Luglio 2017 20:43
in Formazione Professionale
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Dinanzi allo spettro della disoccupazione galoppante, serve attivarsi con tutte le forme possibili al fine di limatarne gli effetti negativi. Ecco allora che interviene un trinomio fondamentale:lavoro, formazione, informazione. Un triangolo interscambiabile, quasi inscindibile. Parole che prescindono semanticamente l’una dall’altra, i cui metodi d’interazione cambiamo però giorno dopo giorno. E di questi tempi, purtroppo, non facilitano affatto il compito agli imprenditori, già occupati (e preoccupati) nel reinventare continuamente la propria offerta davanti ad una crisi economica al limite dell’irreversibile.

L’Associazione salentina ‘Professionisti per le Imprese’ dunque (composta da esperti in materia che vivono quotidianamente ansie e gioie, seppur poche, dei propri clienti), partendo da queste difficoltà strutturali, ha analizzato nel profondo dubbi e perplessità sul tema dei tirocini formativi in Puglia mediante un seminario d’approfondimento ‘ad hoc’, intitolato proprio ‘I tirocini formativi in Puglia’. Un incontro – tenutosi nei giorni scorsi presso l’8Più Hotel, a Lecce – che si è assunto il compito di diradare la nebbia burocratica emersa dinanzi alle nuove normative. Presente alla riunione dei consulenti leccesi, in qualità di relatore, anche il Dott. Renzo La Costa, Ispettore del lavoro presso la DRL di Bari e componente del Centro Studi dell’ANCL.

«A seguito delle linee guida Nazionali, della Legge Regionale n. 23/2013 e del Regolamento Regionale del 10 marzo 2014 n. 3 – sostiene Maria Cristina Circhetta, presidente di ‘Professionisti per le Imprese’ – i tirocini formativi e di orientamento e di inserimento/reinserimento risultano profondamente modificati ed appesantiti nella gestione burocratica ed amministrativa. I Tali provvedimenti intervengono per regolare i tirocini con disposizioni che in alcuni casi si sovrappongono e si contraddicono. L’eccessiva regolamentazione invece di chiarire alcuni aspetti genera confusione e disordine». Firmare e controfirmare il registro di presenze; indicare un tutor; trasmettere la Comunicazione Obbligatoria ed inserire il progetto formativo all’interno del sistema ‘Sintesi’ per via telematica; aprire un’assicurazione all’Inail e per responsabilità civili verso terzi. Dare conto persino della più piccola modifica al progetto stabilito tra azienda e tirocinante. Insomma, una mini-Odissea fatta di obblighi e catene che complica la vita a chi deve dirigere la propria barca tra tasse, deflazione, consumi a picco.

Regola numero uno (che tra l'altro caratterizza il senso delle neo legislazione): prevenire e contrastare l’uso distorto dell’apprendistato. In sostanza, occorre limitare gli abusi dei tirocini formativi. A tal proposito, gli stessi non potranno essere utilizzati per tipologie di attività lavorative che non necessitano di un periodo formativo. L’azienda ospitante, inoltre, non può realizzare più di un tirocinio con lo stesso soggetto. La durata dipende, invece, dagli obiettivi prefissati nel progetto, nonché dalle competenze da acquisire all’interno dei sei mesi stabiliti (prorogabili per trenta giorni). Per le persone disabili e svantaggiate, invece, si parla di dodici mesi. Tutto parte da  un programma individuale in cui soggetto promotore e azienda ne stabiliscono i contenuti.

Un aspetto molto importante riguarda il fatto che non dovranno esserci mansioni ritenute “elementari” (le classiche “fotocopie”, giusto per dare un’idea) e per le quali non si prevede l’elemento formativo. Massimo trenta ore settimanali, un’indennità di 450 euro mensili, con l’acquisizione – si spera – delle competenze necessarie ad inserirsi nel mondo del lavoro. Attenzione all’ultimo punto descritto. Qualora non venisse versata la somma pattuita si può andare incontro a delle sanzioni amministrative.

Tags: consulenti-del-lavoroformazione-professionaleoccupazione
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