Altro che fastidiosa, la Xylella fa paura. Ma il Salento non può arrendersi ad un batterio

Fabio Ingrosso, Presidente di Copagri Lecce non ci sta ad accettare la soluzione proposta dal commissario Silletti: ‘prima di eradicare indiscriminatamente si rifletta sulle conseguenze che ciò può comportare. Con serietà’

Ha distrutto ettari e ettari di ulivi nel Salento quasi indisturbata. Alberi che hanno resistito al tempo e all’incuria, piegati da un batterio invisibile. La Xylella fastidiosa c’è ma non si vede, se non in quei rami secchi diventati improvvisamente il segno di un’emergenza che, se non affrontata come si deve, rischia di non avere più confini. Con lo stesso silenzio con cui ha decretato la condanna a morte delle piante secolari custodite tra i muretti a secco, si è estesa di campagna in campagna. Dalla fascia ionica fino Lecce, poi a Brindisi e ancora più su, fino a minacciare pericolosamente Bari.
 
Eradicamento, pesticidi, diserbanti queste le soluzioni proposte in questi anni. E come accade quando si devono prendere decisioni importanti, c’è sempre una parte “drastica” con cui dover fare i conti. La posta in ballo, in questo caso è alta, molto alta. Se si decidesse di estirpare tutte le piante si snaturerebbe il paesaggio salentino, privandolo di un pezzo importante dell'economia pugliese, quella appunto legata all'olivicoltura.
 
Non solo, si condannerebbero in primis gli agricoltori, che si sono ritrovati a dover incrociare le braccia e guardare da semplici "spettatori" quelle campagne che hanno lavorato per una vita intera, e l’appeal turistico che questa terra ha faticosamente conquistato in questi anni anche grazie ai "suoi" prodotti. Il danno economico, sarebbe incalcolabile, quasi inestimabile.

Il discorso, poi,  si fa improvvisamente serio quando si parla di pesticidi, diserbanti e insetticidi, usati massicciamente su alberi, terreni, piante spontanee praticamente su ogni filo d'erba capace di ospitare il cicadellide vettore. Quali ricadute avrebbe a quel punto sul tessuto sociale che da secoli vive in simbiosi con la campagna?
 
Quanto questa situazione sia colpa esclusiva del batterio e quanta del disinteresse e della sottovalutazione del problema da parte delle istituzione, non è dato saperlo. Ma Copagri non ci sta alla sola idea che si possa per davvero pensare di dar vita ad una fascia di eradicazione di ben 750 chilometri quadrati, una fascia che da un lato porterebbe alla desertificazione totale del Salento e dall’altro sarebbe la acclarata manifestazione di sconfitta nei confronti del batterio killer, quel batterio che i salentini hanno dovuto imparare a conoscere in questi anni. Insomma, più che terra tra i due mari, il Salento rischia di diventare terra tra i due fuochi quelli che partendo dallo Jonio e dall’Adriatico si dovrebbero incrociare con l’unico scopo di bruciare ogni ulivo, anche quello che per uno strano caso del destino è riuscito a rimanere in vita.
 
«Nell’anno 2015 ci si può arrendere, con tanta inerzia e, scusate il termine, con tanta codardia ad un batterio?» si domanda quasi stupito Fabio Ingrosso, Presidente Copagri Lecce. Un interrogativo non scontato quello del vicario regionale, considerando i progressi enormi fatti in questi ultimi decenni anche nel settore agricolo.
 
«Nemmeno due secoli fa accadeva ciò a cui si assiste oggi. Non si può issare bandiera bianca contro la Xyllella o il cicadellide che la trasporta, ma bisogna, invece, darsi da fare per mettere in campo ogni forma di sperimentazione scientifica –continua Ingrosso – non appartiene a noi di Copagri il motto “Io l’avevo detto…”, ma è triste dover constatare che mesi fa sostenevamo che non sarebbe servito abbattere gli ulivi disseccati per risolvere il problema della propagazione del batterio».
 
Lo spaventoso e assurdo deserto che viene prospettato è incompatibile con la storia del nostro territorio, con la sua economia e con le sue potenzialità di sviluppo non solo nel settore agricolo, ma anche in quello turistico.
 
«Bisogna lavorare – conclude il presidente di Copagri Lecce –  ed insistere sulla ricerca, invece. Bisogna effettuare sperimentazioni sul campo ed in laboratorio mettendo in sinergia scienza e agricoltura, scienziati ed agricoltori. Solo così si può pensare di poter lottare con tutte le nostre forze e non cedere, in maniera inerme, dinanzi ad un batterio ed un vettore, anzi, soprattutto, non arrendersi alla paura di un sistema che non crede più nelle proprie forze. Voglio dirlo: prima di eradicare indiscriminatamente si rifletta sulle conseguenze che ciò può comportare. Con serietà».