Caro Tosi, stavolta non ci siamo: i lupi non si toccano

Fa discutere e preoccupa l’ordinanza del sindaco di Verona che autorizza l’abbattimento dei lupi in casi particolari. Ma il lupo non si tocca: è la specie protetta per eccellenza.

Ci dispiace davvero, per la stima e l’apprezzamento che abbiamo nei confronti di un bravo amministratore, leghista o meno non ci importa, anzi abbiamo condiviso l’assegnazione da parte del Comune di Guagnano del Premio Terre del Negroamaro, ma adesso Flavio Tosi è sceso dal podio per via della vicenda dell’abbattimento dei lupi.

Spieghiamo: con un’ordinanza sindacale Tosi, primo cittadino di Verona, ha autorizzato l’abbattimento di quei lupi che eventualmente attaccassero allevamenti o bestie ospitate nei recinti.
Purtroppo ci si rende conto come, ancora una volta, le legittime esigenze di natura economica o addirittura di sopravvivenza di alcune persone siano in conflitto con la natura. Tuttavia il lupo non si deve cacciare, non si può liberamente abbattere. Ai lupi insomma non si spara, o almeno non più. Lo si è fatto per troppo tempo nel corso dei secoli, tanto da rischiare quasi l’estinzione di questa meravigliosa specie animale, soprattutto in Italia.
Per decenni il lupo non si è più visto sulle Alpi e ha rischiato di sparire finanche dagli Appennini ed è stato solo attraverso un accurato, difficile e complesso piano di reinserimento in natura che il “principe delle montagne” è tornato ad abitare quei luoghi che in passato erano suo dominio.
Associazioni e istituzioni hanno speso risorse e tempo per arrivare al risultato di ripopolare le nostre foreste e i boschi di montagna con questo splendido  e fiero animale, colpito troppe volte dalla cattiveria dell’uomo e sopraffatto dall’interesse ristretto e speculativo di qualcuno.

La fortuna dell’Italia è il paesaggio e il gusto di quel paesaggio è dato dalla flora e dalla fauna che tipizzano molte aree del Paese. Il lupo è ai primi posti nella scala dei valori della natura, pensare di scatenargli contro un’altra persecuzione non solo è inconcepibile ma anche dannoso, per gli interessi più complessivi e generali del turismo.
In Veneto, come in Trentino, i lupi si contano sulle punte di una mano. Il nostro impegno, quello degli amministratori locali e non solo degli animalisti o degli ambientalisti, deve essere quello di spingere per l’aumento del loro numero.

Il lupo cattivo è morto, è rimasto solo nelle favole ormai. Oggi è il tempo del lupo buono. Il pericolo sta altrove e cammina sempre su due zampe sole.



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