Lupiae servizi, la tegola dal Ministero dell’Economia

E’ impietosa una recente relazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze in merito alla reale situazione della società partecipata del Comune di Lecce, Lupiae Servizi. Carlo Salvemini ne svela i contenuti e attacca.

Soltanto ieri mattina in conferenza stampa la presidente del CdA della partecipata del Comune, Tatiana Turi, col sindaco Perrone e l’assessore Monosi hanno comunicato il ritorno all’attivo dei conti della Lupiae Servizi. Una notizia positiva, quindi, dopo anni di difficoltà pesanti sulle casse comunali. Un risultato che, va detto, è stato ottenuto grazie a più fattori: il sacrificio dei lavoratori che hanno sottoscritto un contratto di solidarietà, il recupero di efficienza ed economicità nelle gestione grazie alla riduzioni dei costi diretti e indiretti, compresi quelli dei direttore generale e degli amministratori.

Ma Carlo Salvemini di Lecce Bene Comune svela un piccolo particolare: “pochi giorni fa è giunta al Comune la relazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze relativa alla verifica amministrativa contabile svolta presso la Lupiae Servizi dal 22 settembre al 17 ottobre 2014 che ha evidenziato numerose irregolarità e carenze, e che conferma, ad una ad una tutte le censure, i rilievi, le puntualizzazione e gli attacchi mossi dalla minoranza consiliare in questi anni”.

Una nuova tegola, quindi, che smorza gli entusiasmi. “Un dossier di circa 90 pagine trasmesso alla Procura Generale della Corte dei Conti di Bari per l’accertamento di eventuali responsabilità per danno erariale, e che viene sintetizzato in un elenco di 18 punti specifici” sottolinea Salvemini.
Tra “carenze nell’esercizio del controllo da parte dell’azionista – il Comune di Lecce, l’ impropria concessione al Direttore Generale (dott. Pietro Scrimieri) della “retribuzione variabile incentivante” in presenza di perdita d’esercizio, la mancanza di una procedura selettiva  nell’assunzione di un dirigente (dott. Pietro Scrimieri) nell’anno 2007 e successiva cooptazione dello stesso prima quale Amministratore Delegato e poi come direttore Generale, l’assunzione di personale e dirigenti senza una procedura ispirata a principi di trasparenza, concorrenza ed imparzialità, l’ affidamento di incarichi e relativi rinnovi senza attivazione di una procedura ispirata ai principi di trasparenza, imparzialità, pubblicità, i perduranti risultati negativi con ripetuti interventi di ricapitalizzazione del Comune – interventi di ricapitalizzazione, attraverso il conferimento di terreni, inefficaci” si profila una situazione che non è certo rose e fiori.

Rincara Salvemini “manager scelto senza una valutazione comparativa, che ha ricoperto impropriamente il doppio ruolo di direttore generale e amministratore delegato, che ha riscosso premi pur in presenza di perdite d’esercizio; gestione finanziaria costata milioni di euro alle casse comunali; personale assunto discrezionalmente, ai quali sono stati corrisposti compensi e benefit non dovuti”.
E poi, dati alla mano, il rappresentante dell’opposizione afferma “nel 2014 i compensi di amministratori, sindaci e revisori sono costati 91.000; dal 2007 fino al 2013 ammontavano a 135.000 circa ai quali andavano sommato il compenso del direttore generale pari a circa 160.000 euro annui. Una piccola cuccagna”.

Insomma, una storia infinita quella della Lupiae. “Nel 2014 il Tribunale di Lecce condannò gli ex amministratori della società (nominati durante il mando di Poli Bortone) al risarcimento di 480.000 euro a seguito di un’azione di responsabilità promossa per volontà della maggioranza del Consiglio Comunale. Oggi, a distanza di un anno, apprendiamo che irregolarità sono state rilevate anche a danno degli amministratori nominati dal Sindaco Perrone”. La denuncia di Salvemini, l’ennesima in merito alla vicenda della Partecipata, scrive un nuovo tassello.



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