Bozza di contratto, il Governo «giallo-verde» fermerà la Tav. A difendere i NO-Tap ci pensa Vladimir Luxuria

Si tratta solo di una bozza, ma per ora il contratto di Governo così come è stato pensato da Matteo Salvini e Luigi Di Maio non contiene alcun riferimento alla Tap, il gasdotto che sbucherà a Melendugno. E scompare anche il “Sud”.

Si tratta solo di una bozza su cui Luigi di Maio e Matteo Salvini stanno ancora lavorando, ma leggendo il contratto di Governo «Giallo-Verde» pensato dai leader del Movimento Cinque Stelle e della Lega salta subito all’occhio che non c’è nessun riferimento alla Tap, il tanto contestato gasdotto che dovrebbe sbucare a San Foca, all’Ilva di Taranto protagonista oggi dell’ennesimo incidente mortale o sullo stabilimento di Cerano. Quando il Governatore Michele Emiliano aveva proposto la ‘riconversione’, grazie al gas della multinazionale svizzera, gli esponenti pentastellati pugliesi avevano risposto che l’unica e sola strada percorribile era quella della chiusura, senza se e senza ma, per “salvare la vita dei cittadini”.

C’è, invece, un riferimento alla Tav. Lo si legge al capitolo infrastrutture, a pagina 34 del documento: «con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia, ci impegniamo a sospendere i lavori esecutivi e ridiscuterne integralmente il progetto». Mentre per il terzo valico, si osserva: «Con riferimento alla realizzazione del terzo valico ci impegniamo al completamento». Due punti segnati in rosso che aspettano il via libera definitivo.

A difendere i No-Tap ci ha pensato, in queste ore, Vladimir Luxuria in Salento per prendere parte ad un incontro organizzato in occasione della giornata internazionale contro l’omotransbifobia. Lo fa postando una foto sul suo profilo facebook «Primo bagno della stagione a Torre dell’Orso dove qualcuno vorrebbe trivellare: avrei un posto da suggerire dove ficcarvi le vostre trivelle #notap #bacivladi”».

Vitali: “Sud scomparso dal contratto di Governo”

«Duole constatare l’assenza di ogni riferimento alle politiche per il rilancio del Mezzogiorno nel ‘contratto’ di governo giallo-verde. Eppure, i dati Istat sono eloquenti: da noi, si fatica addirittura a raggiungere i livelli economici pre-crisi»: Il coordinatore regionale di Forza Italia Puglia, il senatore Luigi Vitali ha ricordato ai Cinque stelle di aver vinto soprattutto al Sud per questo non menzionarlo nel documento è, a suo avviso, una mancanza che tradisce le aspettative di chi credeva in un cambiamento vero e possibile.  «Doveva essere un ‘contratto’ per risolvere le maggiori criticità ed è evidente che il Sud sia assente dal vocabolario e dall’agenda politica di chi dallo stesso Sud ha avuto tantissimo in termini elettorali”.

«Le speranze per il Sud tradite dal contratto di Di Maio e Salvini: nell’elaborato è scomparsa la parola “Sud”, a dispetto dei proclami a cui i cittadini meridionali hanno assistito in campagna elettorale e a cui hanno dato fiducia col voto, portando tanto al M5S quanto alla Lega i numeri che li hanno poi condotti ad occuparsi dei temi caldi del Paese» ha commentato il deputato di Fratelli d’Italia, Marcello Gemmato.

«L’Italia da anni attende riforme per tornare a funzionare come Nazione; i confini nazionali includeranno sempre un Sud e un Nord ma, ad oggi, nel documento di chi si candida a governare il Paese, non si trova alcuna proposta che ponga fine all’annosa questione meridionale che, anche col trascorrere del tempo e con il cambiamento dell’assetto sociale, economico e culturale italiano, assume sempre più i contorni di una criticità ingestibile» ha concluso.

Stefano: “Mezzogiorno dimenticato, in pieno stile leghista”

Attento alle notizie che trapelano dall’accordo di governo anche il senatore Dario Stefàno secondo cui «è una vicenda grave, da qualsiasi punto di vista la si guardi» il fatto che il Mezzogiorno sia stato dimenticato nella bozza del contratto. «O non hanno la benché minima idea di cosa fare per il Sud, oppure hanno deciso scientemente che il Sud possa essere accontentato con la falsa promessa del Reddito di Cittadinanza, una misura che sappiamo essere non sostenibile per costo complessivo – si attesterebbe intorno ai 30 miliardi di euro – e perché si prefigurerebbe comunque di approccio puramente assistenzialistico. Stanno scegliendo di affrontare le diseguaglianze territoriali eliminando direttamente il sud dall’agenda di governo».

«Il Mezzogiorno – continua Stefano –  ha bisogno che si continui ad investire su forti interventi infrastrutturali, materiali e immateriali, per recuperare un odioso e vecchio ritardo rispetto al resto del Paese, di piani di rilancio delle imprese, di un programma di tutela e valorizzazione delle sue identità».



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