Chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, un addio tra le incognite. La Puglia è pronta?

Tempo scaduto: il giorno della chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, gli istituti che hanno sostituito i vecchi manicomi è finalmente arrivato. Ma tante restano le incognite sul futuro espresse anche dal Cosp

C’è chi lo definisce un momento storico e chi, invece, non è del tutto convinto che si tratti di una svolta epocale: fatto sta che domani, 1 aprile, gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, i vecchi «manicomi criminali» come venivano comunemente chiamati in passato, dopo anni di discussioni e sentenze della Corte Costituzionale, di dibattiti e battaglie civili, saranno chiusi per sempre. «L’estremo orrore, inconcepibile in qualsiasi paese appena civile» come li aveva definiti nel 2011 l’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano chiuderanno le loro porte dietro le quali per quasi un secolo nessuno ha mai saputo cosa realmente sia successo.

In Italia esistono 6 OPG (Montelupo Fiorentino, Aversa, in provincia di Caserta,  Napoli, Reggio Emilia, Barcellona Pozzo di Gotto e  Castiglione delle Stiviere, l’unico ad avere anche un reparto femminile) dove sono ricoverate circa 740 persone. C’è il «cannibale di Pineto», che quattro anni fa tentò di uccidere una donna per poi cibarsene, recluso nell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa. Le mura dell’Opg di Castiglione delle Stiviere custodiscono il «pugile omicida», che ha visto il diavolo mentre massacrava a mani nude una filippina di 41 anni. E c’è la badante ucraina di 33 anni, che quattro anni fa esatti uccise con dieci coltellate l’ottantottenne che accudiva perché «spinta dai vampiri».
 
Secondo quanto previsto dalla legge, il grosso dei pazienti, circa 450 internati, potranno essere trasferiti in una Residenza per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria (REMS), strutture più piccole con una capienza massima di 20 posti letto, senza né sbarre, né cancelli o altre forme che limitano la libertà personale. Altri saranno dirottati verso strutture alternative mentre altri ancora potranno accedere a percorsi di dimissione, anche se  il problema maggiore sono le 130 persone che non hanno più famiglia e gli stranieri. Una cosa è certa  il tutto avverrà in maniera graduale: nessuna chiusura brusca, nessun allontanamento coatto, nessun “matto” autore di reato che sarà improvvisamente abbandonato a se stesso o peggio libero.
 
Ma poche sono le regioni che si sono già attrezzate. Tante le incognite sul futuro espresse anche dal Cosp – Coordinamento sindacale Penitenziario. «Per protocollo e accordo Stato Regioni/ASL la Puglia dovrebbe ospitare almeno due delle nuove REMS una a sud e l’altra al nord nell’ex carcere di Spinazzola, per esattezza – si legge nel comunicato stampa a firma di Mimmo Mastrulli, segretario generale nazionale – ma se molte regioni come la Lombardia e l’Emilia-Romagna sono già pronte in Puglia dove dovrebbe decollare la sede ex penitenziaria di Spinazzola individuata ed attrezzata per ospitare 20 ricoveri provenienti dalle sedi in chiusura, nulla ad oggi si conosce nel merito come nel metodo sanitario».
 
«Già da diverso tempo – prosegue la nota – in diverse strutture detentive Italiane, Case Circondariali o di reclusioni sono stati attrezzati Padiglioni detentivi per la custodia di elementi provenienti da OPG o come tali trattati vedi eventi accorsi a Bari, Foggia e Lecce con gravi criticità per la sicurezza e la Custodia, per questo come Sindacato siamo maggiormente preoccupati per quello che potrebbe ancora accadere se non decollassero definitivamente tutte le regioni e tutte le strutture individuate non vorremmo che, dalla padella si cadi nella brace dove a rimetterci è sempre l’anello più debole della catena, la polizia penitenziaria e il personale del comparto ministeri che nelle Carceri opera con grande sacrificio e poco personale oltre che mezzi a disposizione».
 
Mastrulli crede anzi forse è addirittura certo che in Italia non siamo ancora pronti a questo "passaggio di civiltà dall’internamento stretto alla libertà sanitaria di soggetti criminali alcuni dei quali si sono macchiati di orrendi delitti, ma la speranza, come nella vita è sempre l’ultima a morire". Il suo auspico è che non si faccia, ancora una volta, la politica del gambero. D'altra parte, si sa, la strada dell'inferno è spesso lastricata di buone intenzioni.



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