Peculato con le visite intramoenia? Ginecologo condannato ad 1 anno e 6 mesi

Secondo l’accusa, il medico nel periodo compreso tra il 2009 ed il 2010, avrebbe visitato trenta pazienti, per un totale di circa 140 visite specialistiche, sia presso il proprio studio privato che in Ospedale, senza rilasciare la ricevuta fiscale.

Si sarebbe appropriato della “percentuale” sulle visite da versare all’Asl. Con l’accusa di peculato  un ex dirigente medico, il ginecologo A. D. D., 59 anni di Maglie, è stato condannato ad 1 anno e 6 mesi (pena sospesa).

La sentenza è stata emessa dai giudici della seconda sezione collegiale (Presidente Pasquale Sansonetti) che hanno inoltre riconosciuto le attenuanti generiche. È stata disposta anche l’interdizione dall’esercizio della professione (sospesa), per la durata della pena. Inoltre, il collegio giudicante ha condannato l’imputato al risarcimento del danno di 2.000 euro nei confronti dell’Asl, che si è costiutita parte civile con il legale Alfredo Cacciapaglia. L’imputato è assistito dall’avvocato Giovanni Bellisario, che ha invocato l’assoluzione per il proprio assistito. Una volta depositate le motivazioni della sentenza, la difesa presenterà ricorso in Appello. In precedenza, il pm Francesca Miglietta ha invocato la pena di 1 anno e 6 mesi.

Il medico, ex dirigente del reparto di ginecologia dell’Ospedale “Veris Delli Ponti” di Scorrano, avrebbe comunque già restituito la somma di circa 3mila euro all’Asl.

Il medico all’epoca dei fatti, aveva l’autorizzazione a svolgere attività libero-professionale intramoenia allargata. L’imputato si sarebbe però appropriato “indebitamente” della somma complessiva di 3.468 euro (fino al dicembre 2010), che invece, in base alla legge, sarebbe dovuta finire nelle casse dell’Asl, avendo svolto le visite “intramoenia”. Nel periodo compreso tra il 2009 ed il 2010, il ginecologo avrebbe visitato trenta pazienti (per un totale di circa 140 visite specialistiche ), sia presso il proprio studio privato che in Ospedale, senza rilasciare la ricevuta fiscale.

Nello specifico avrebbe – sempre secondo quanto sostenuto dall’accusa – “intascato una percentuale”, sulla somma complessiva di circa 14mila euro derivante dalle visite.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone, ha preso l’avvio da alcuni controlli “a tappeto” della Guardia di Finanza di Otranto che accertarono le violazioni contestate al professionista.



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