Corruzione al Tribunale di Brindisi. Chiusa l’inchiesta. Indagati nel leccese un avvocato e la moglie vigilessa

L’avvocato Mauro Calò e la vigilessa Marina Peluso, entrambi 43enni, residenti a Porto Cesareo, sono indagati a piede libero per associazione a delinquere, corruzione in atti giudiziari e riciclaggio.

Chiuse le indagini sul giudice civile di Brindisi, Gianmarco Galiano e su altre 19 persone, tra cui una coppia residente a Porto Cesareo.

L’avviso di conclusione delle indagini preliminari, è a firma del procuratore capo di Potenza, Francesco Curcio e del sostituto procuratore Sarah Masecchia.

L’avvocato Mauro Calò e la vigilessa Marina Peluso, entrambi 43enni, residenti a Porto Cesareo, sono indagati a piede libero per associazione a delinquere, corruzione in atti giudiziari e riciclaggio.
Sono entrambi assistiti dall’avvocato Cristiano Solinas e potranno presentare, come gli altri indagati, una memoria difensiva o chiedere di essere interrogati.

In base a quanto ricostruito dagli inquirenti, l’avvocato Mauro Calò del Foro di Brindisi e l’agente di polizia locale Marina Peluso, risultano beneficiari di due assegni dell’importo di 2.500 euro ciascuno, tratti entrambi dal conto corrente dell’associazione sportiva dilettantistica “Giornale di Bordo” del gennaio del 2013.

La Procura ritiene che la somma di 5mila euro riconosciuta dalla “Giornale di Bordo” a Calò e Peluso, rinveniva dalla provvista economica messa a disposizione dell’associazione sportiva facente capo al giudice Galiano dalla SOAVEGEL dell’imprenditore Massimo Bianco. La somma in questione rientrava, “in quella “partita di giro” che costituiva il fulcro del sistema di “sponsorizzazioni gonfiate” escogitato da Galiano, dal commercialista Pepe Milizia, da Massimo Bianco per sostenere a spese altrui i costi di gestione dell’imbarcazione del giudice.

Sia Calò che la Peluso privi di qualsiasi preparazione marinaresca si sarebbero prestati ai sodali per trasformare in denaro liquido, le somme ricevute sotto forma di assegni dalla Giornale di Bordo a titolo di prestazioni rese come operatori sportivi.

E ritiene l’accusa, Calò avrebbe avuto un tornaconto personale, poiché sarebbe stato nominato commissario giudiziale in merito a una procedura di concordato preventivo presso il tribunale di Brindisi e coordinata proprio dal giudice Galiano.

Il gip firmatario dell’ordinanza ( ha rigettato la richiesta del pm di arresti domiciliari per Calò) sostiene però che non ci sia “il necessario quadro indiziario”, nei confronti di Calò e Peluso. In particolare, ritiene il giudice, “non vi sono elementi in atti allo stato che consentano di ritenere con il necessario grado di gravità che gli stessi erano a conoscenza della provenienza illecita delle somme in questione”.

E infine, “l’occasionalità della loro collaborazione porta ad escludere un loro cosciente inserimento nel circuito illecito gestito da Galiano”.

Gli altri indagati

Gli indagati sono, tra gli altri,  il magistrato Gianmarco Galiano, in servizio a Brindisi; Massimo Bianco, imprenditore e Francesco Pepe Milizia, commercialista; l’avvocato Federica Spina, l’imprenditore Francesco Bianco e il presidente dell’ordine degli ingegneri di Brindisi, Annalisa Formosi, il magistrato Francesco Giliberti.

Il giudice Gianmarco Galiano avrebbe incassato parte dei risarcimenti concessi dalle assicurazioni in giudizi civili. Si parla di una causa del 2007 sulla morte di una ragazza di 23 anni e di un giudizio riguardante un bambino nato con traumi permanenti per colpa medica. Nel primo caso 300mila euro sarebbero stati messi a disponibilità del giudice attraverso il conto intestato alla suocera, indagata a piede libero. Nel secondo si tratta di 150mila euro.

Galiano avrebbe inoltre ricevuto sponsorizzazioni fittizie o gonfiate per la sua barca a vela (che era falsamente nella disponibilità di associazioni sportive) da parte dell’azienda Soavegel, dell’imprenditore Massimo Bianco, in cambio di tutela giudiziaria in alcuni procedimenti civili pendenti dinanzi al Tribunale di Brindisi

Gli indagati rispondono a vario titolo ed in diversa misura di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari, abuso d’ufficio, riciclaggio, autoriciclaggio, falso in atto pubblico.

Galiano era stato arrestato il 28 gennaio insieme ad altre cinque persone, ma proprio nella giornata di ieri ha ottenuto i domiciliari.