India ancora lontana per Latorre. Resterà in Italia fino al 15 luglio

Massimiliano Latorre potrà curarsi in Italia per altri 3 mesi. La compagna del fuciliere del San Marco ‘la proroga è un sollievo, ma solo temporaneo’. La Corte Suprema indiana ‘Basta tattiche, il processo deve iniziare’.

Era nell’aria e non poteva essere altrimenti. Massimiliano Latorre, nella sua Taranto per curarsi dopo l’ictus che lo aveva colpito a fine agosto, è stato autorizzato a restare in Italia per altri 3 mesi. Fino al prossimo 15 luglio, per l’esattezza. Lo ha stabilito la Corte Suprema indiana dopo un dibattito durato poco più di 20 minuti, durante il quale è stato riesaminato brevemente l'iter giudiziario in cui sono coinvolti i due marò italiani. Si tratta della seconda proroga concessa al fuciliere del Battaglione San Marco, reduce anche da un intervento al cuore avvenuto ad inizio dell’anno. Il permesso sarebbe scaduto domenica e il 12 aprile, se non gli fosse stata concessa la proroga, il militare pugliese avrebbe dovuto salire su un aereo e rientrare in India dove, invece, è rimasto Salvatore Girone.
 
Quando è arrivata la notizia della sentenza, Latorre si trovava in ospedale come dichiarato dalla stessa compagna «in questi giorni – ha spiegato Paola Moschetti all’Ansa – non è stato tanto bene e ha avuto mal di testa. Sicuramente questa proroga consente a Massimiliano di proseguire le cure in un ambiente più salubre quale può essere quello domestico. Questo almeno dal punto di vista fisico. Da quello psicologico sicuramente è un sollievo temporaneo».
 
Già, perché non è dato sapere quanto possa aver influito sullo stato di salute del fuciliere tarantino l’ansia e l’incertezza di questi giorni a cui si aggiunge il peso di un calvario che si trascina ormai dal 15 febbraio del 2012. «L'ingiustizia – ha aggiunto la donna – c'è a prescindere, a maggior ragione vista la loro innocenza. E comunque come hanno detto il presidente Vito e il ministro Pinotti, non era Massimiliano che doveva tornare a Delhi ma Salvatore che deve rientrare in Italia. Speriamo che questo accada presto».
 
La massima istanza giudiziaria indiana ha auspicato che inizi il prima possibile il processo contro i due marò accusati di aver ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati mentre si trovavano a bordo della petroliera Enrica Lexie, a largo delle coste dello Stato del Kerala. I giudici hanno fissato un'udienza a fine mese per decidere se dovrà essere l'antiterrorismo, la National Investigation Agency (NIA) a seguire il caso. La Corte Suprema ha anche esortato sia le autorità indiane che la difesa dei due marò di non ricorrere più a tattiche dilatorie e di consentire l'avvio del procedimento.



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