Lancia il martello contro il figlio e l’asse da stiro verso la moglie: condannato a 1 anno e 10 mesi

Per un uomo di origini turche ma residente a Casarano, accusato di maltrattamenti e lesioni in famiglia dal PM Paolo Mandurino, è stata confermata dal giudice monocratico la richiesta di condanna, ma con uno sconto di pena, poiché giudicato per ‘direttissima’.

Un ennesimo episodio di violenza consumata all'interno delle mura domestiche che ha visto questa volta nel ruolo di vittime della cattiveria di un uomo, moglie e figlio. La sezione monocratica del tribunale di Lecce, giudice Angelo Rizzo ha condannato a 1 anno e dieci mesi, il cittadino di origine turca, il 44enne Tarhan Kemal, ma residente a Casarano, accusato di maltrattamenti e lesioni in famiglia.

L'uomo aveva scelto di essere giudicato con rito abbreviato, per direttissima, dopo l'arresto del 24 marzo scorso, in seguito alla denuncia presentata dalla coniuge; ciò gli ha permesso di usufruire di uno sconto di pena di un terzo, rispetto alla richiesta avanzata dal pubblico ministero Paolo Mandurino, il quale aveva invocato tre anni di prigione. Le violenze in famiglia, sarebbero cominciate già dal 2013, ma l'ultimo grave episodio è costato all'uomo, l'arresto. Egli sarebbe andato su tutte le furie  per una questione riguardante l'acquisto, non condiviso, di un automobile ed avrebbe lanciato un martello contro il figlio, che presentava delle contusioni al braccio destro; l'ira dell'uomo si sarebbe poi rivolta verso la moglie, colpita da un asse da stiro.

Il Pubblico Ministero non ha però ritenuto attendibile il movente, riscontrando nell'uomo, vista anche la reiterazione degli episodi, una certa propensione ed abitudine a risolvere i diverbi utilizzando la violenza. Inoltre, una volta detenuto in carcere, Tarhan avrebbe continuato ad esercitare ingerenze sui familiari, poiché nel corso di alcune telefonate rivolte ai suoi cari, li avrebbe "pressati" per negare l'accaduto.

L'avvocato dell'imputato, Antonio Amato, ha chiesto la sospensione della pena e la revoca della misura cautelare in carcere, vista l'impossibilità di accordare all'uomo gli arresti domiciliari o detenzioni "alternative", poiché non ha parenti né altre persone nella disponibilità di ospitarlo. 

di Angelo Centonze



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