Svolta sull’omicidio del falegname di Castri, arrestate all’alba tre persone

Il 75enne Donato Montinaro venne trovato morto all’interno della propria abitazione nella mattinata dell’11 giugno scorso.

A poco più di quattro mesi dai fatti, sembrano giunte a una svolta le indagini sull’omicidio di Donato Montinaro, il 75enne falegname di Castri di Lecce, trovato morto all’interno della propria abitazione, legato e con segni di percosse.

Nella mattinata, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Lecce, stanno dando esecuzione ad un provvedimento di custodia cautelare in carcere emesso dal gip Laura Liguori, su richiesta del pm Maria Consolata Moschettini, nei confronti di 3 persone (di cui 2 donne) e la notifica di un’informazione di garanzia a carico di un quarto soggetto, cui sono contestati i reati, in concorso, di omicidio aggravato e rapina aggravata.

Sono finiti in carcere: Angela Martella, 58 anni, di Salve, Patrizia Piccinni, 48 anni, residente ad Alessano, e Antonio Esposito, 39 anni, residente a Corsano.

Sono assistiti dagli avvocati Luca Puce, David Alemanno e Simona Reale. Dovranno comparire nella mattinata di lunedì, dinanzi al gip Laura Liguori per l’interrogatorio di garanzia.

L’indagine, condotta dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Lecce, coordinato dalla Procura della Repubblica di Lecce, è stata svolta per fare chiara luce su un grave fatto di sangue avvenuto a Castri di Lecce l’11 giugno 2022, quando il pensionato fu trovato senza vita nella sua abitazione (legato, imbavagliato e con segni di percosse).

intercettazioni, servizi di osservazione e pedinamenti hanno consentito di chiudere il cerchio e identificare i responsabili, in concorso, della rapina e dell’omicidio dell’anziano uomo.

Numerosi sarebbero gli indizi raccolti dagli investigatori dell’Arma; dalla loro disamina nel corso della tempestiva e mirata attività d’indagine svolta, sembrava evidente che una delle due donne, unica persona in relazione con la vittima, essendo probabilmente a conoscenza delle disponibilità di denaro contante possedute dall’anziano, avrebbe pianificato ed eseguito, con la complicità dei rimanenti indagati, una rapina che poi si sarebbe conclusa col brutale omicidio, intervenuto a seguito di “asfissia da soffocamento diretto per azione combinata di imbavagliamento, incappucciamento e strangolamento con indumenti, lenzuola e nastro adesivo”.

La ricostruzione dell’omicidio

Gli indagati dopo essersi introdotti nell’abitazione avrebbero percosso, incappucciato e immobilizzato la vittima legandola mani e piedi, infine si sarebbero allontanati dall’abitazione portando con sé anche un utensile agricolo e una somma di denaro in contanti, non quantificata, che avrebbero prelevato dall’abitazione dell’anziano.

Significativi spunti sarebbero stati forniti anche dalle immagini immortalate e acquisite dagli impianti di videosorveglianza presenti su tutto il territorio provinciale; un’area senz’altro molto vasta, ma nella quale, mettendo a sistema orari, passaggi e celle telefoniche agganciate dai telefoni degli indagati, sarebbe stato possibile fare ordine sui tasselli raccolti e ricomporre il puzzle per la risoluzione del caso.

Ancora, nel corso dell’attività investigativa sarebbe emerso che le due donne, erano solite ricercare anziani benestanti ai quali richiedere somme di danaro in cambio di intrattenimenti telefonici ed altro, dimostrando così la loro buona attitudine ad interagire psicologicamente sugli ignari clienti.

Si evidenzia che il procedimento penale verte ancora nella fase delle indagini preliminari e che i destinatari della misura cautelare sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.



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