Omicidio Massimo Bianco. 30 anni per Antonio Gabrieli

Nell’udienza conclusiva del processo celebrato con rito abbreviato il Gup Giovanni Gallo ha accolto la tesi di condanna dell’accusa, chiedendo però un aumento di pena, ritenendo Gabrieli responsabile insieme a Zacheo dell’omicidio di Massimo Bianco

Un brutale omicidio avvenuto nelle campagne di Martano, per il quale il Gup Giovanni Gallo, nel processo celebrato con rito abbreviato, ha accolto la richiesta di condanna dell'imputato, formulata dall'accusa. Il giudice ha chiesto una condanna a 30 anni di reclusione per Antonio Gabrieli, martanese di 55 anni, difeso dall'avvocato Alessandro Stomeo, ritenuto responsabile in concorso con Antonio Zacheo, 29enne originario di Maglie, ma residente a Martano (difeso dall'avvocato Angelo Pallara, ha scelto di essere giudicato sempre con rito abbreviato, ma in Corte di Assise) della morte dell'imprenditore edile Massimo Bianco, concittadino dei presunti carnefici.
 
Il procuratore aggiunto Antonio De Donno aveva invocato per Gabrieli 20 anni di carcere, con l'accusa di omicidio volontario avvenuto per futili motivi, consistenti in "banali contrasti di natura personale ed economica, con l'aggravante della premeditazione ed occultamento di cadavere. Fu, quindi, esclusa l'ipotesi dell'omicidio di mafia, come fecero inizialmente pensare, nell'ambito delle indagini preliminari, le feroci modalità  di esecuzione ed i precedenti penali della vittima.
 
Nel corso del processo era stata anche disposta dal Gup, attraverso un'ordinanza di integrazione probatoria, una perizia per accertare la natura del materiale depositatosi sulla ginocchiera, la maglietta ed i pantaloncini di Zacheo, il cui cadavere venne ritrovato il 29 giugno 2012, in agro di Martano.
 
Dalla relazione del professore Francesco Introna, ordinario di Medicina Legale dell’Università di Bari, è emerso come la combustione del corpo di Massimo Bianco sia stata causata dalla benzina, confermando la tesi secondo la quale, dopo che l'imprenditore di Martano era stato ammazzato con un colpo di pistola alla tempia, i suoi carnefici, per occultare le tracce del reato avessero bruciato il corpo, utilizzando del liquido infiammabile.
 
È stato dunque riconosciuto il ruolo paritario di Gabrieli rispetto a quello assunto da Zacheo, nella dinamica dell'omicidio, che ha indotto i giudici ad aumentare la pena. Gabrieli aveva, invece, sempre affermato di aver dato un passaggio a Zacheo sul luogo in cui poi avvenne l'omicidio, senza però conoscere le sue intenzioni criminose e sapere che avesse portato con sé, una tanica colma di benzina.
 
Esprimono soddisfazione per l'esito della sentenza i parenti delle vittime costituitesi parte civile e difese dagli avvocati Giancarlo Dei Lazzaretti e Cosimo Rampino.   

di Angelo Centonze



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