Omicidio Noemi Durini: Accuse verso Lucio confermate parzialmente da tracce biologiche

Il 18enne di Montesardo, ad ogni modo, alla chiusura delle indagini è accusato di omicidio volontario con le aggravanti di aver commesso il fatto con premeditazione, per motivi abietti e futili e di aver agito con crudeltà.

Nello scorse ore, è stata depositata la perizia dei Ris al fine di rilevare e confrontare eventuali tracce di Dna sui reperti e sul materiale oggetto di sequestro. Dall’analisi dei reperti sequestrati; quelli rinvenuti all’interno dell’auto; presso l’abitazione dell’indagato; sul luogo di ritrovamento del cadavere di Noemi Durini e in sede di esame autoptico, non vi sarebbero tracce ematiche o di altra natura del presunto assassino. Nè di Lucio, né tantomeno di altre persone, a parte quelle della ragazza di Specchia.Invce, l’esame del materiale organico rinvenuto sotto le unghie di Noemi, sarebbero riconducibili a Lucio.

Era stato, difatti, eseguito nei mesi scorsi, il prelievo di saliva del 18enne di Montesardo. Gli uomini di polizia giudiziaria, recatisi presso il carcere minorile di Quartucciu (dove il ragazzo è detenuto), avevano dunque preso un campione di mucosa del cavo orale, “per successiva comparazione del codice genetico estrapolato dai reperti in sequestro“. È stato poi inviato ai Ris di Roma ( sezione Biologia), per essere analizzato dal maresciallo Vincenzo Verdoliva, lo specialista nominato dalla Procura dei Minorenni. Tale esame (a cui è stato sottoposto soltanto Lucio) rientra tra una serie di accertamenti tecnici “non ripetibili”, di tipo biologico, genetico e molecolare, sui reperti sequestrati. Invece, l’avvocato Francesco Zacheo che difende il papà della studentessa di Specchia ha nominato il generale Luciano Garofalo. Non solo, poiché la sorella e la madre di Noemi, assistite dagli avvocati Mario Blandolino e Giulia Bongiorno, si sono affidate alla specialista Marina Baldi. I legali dell’indagato, gli avvocati Luigi Rella e Paolo Pepe, non hanno nominato nessun consulente di “parte”.

Intanto, nelle scorse ore, è stato depositato anche l’esame dei supporti informatici sequestrati durante le indagini. Si è trattato, anche in questo caso, di un accertamento tecnico “non ripetibile”, eseguito dal dr. Claudio Leone. Tra i reperti che sono stati esaminati dagli inquirenti c’è anche il telefonino consegnato dalla madre di Noemi, trovato all’interno di un cassetto. E poi, il cellulare del genitore, quello del 18enne di Montesardo e degli amici della coppia, sentiti a sommarie informazioni. Non è stato possibile analizzare le celle telefoniche, agganciate nei pressi del luogo del delitto.
Nei mesi scorsi, invece, si è tenuto l’incidente probatorio da cui emergerebbe la capacità di intendere e di volere, ma anche di stare in giudizio di Lucio. Infine, il medico legale Roberto Vaglio ha già depositato gli esiti dell’autopsia. Noemi Durini sarebbe stata prima accoltellata e picchiata a mani nude e poi sepolta viva.

Ad ogni modo, nei giorni scorsi, al termine di tutti i suddetti accertamenti, la Procura dei Minorenni ha chiuso l’inchiesta sull’omicidio di Noemi Durini, avvenuto all’alba di domenica 3 settembre, giorno della sua scomparsa.

L’avviso di conclusione delle indagini è a firma del Procuratore Capo Maria Cristina Rizzo e del sostituto procuratore Anna Carbonara.

Lucio risulta l’unico indagato e risponde di omicidio volontario con le aggravanti di aver commesso il fatto con premeditazione, per motivi abietti e futili e di aver agito con crudeltà

Occorre ricordare, che dopo il ritrovamento del cadavere della povera Noemi, venne iscritto nel registro degli indagati anche il nominativo del padre di Lucio. Rispondeva dell’ipotesi di occultamento di cadavere, in concorso con il figlio. Un atto dovuto, al momento, al fine di espletare i necessari accertamenti investigativi. L’indagato è assistito dagli avvocati Luigi Piccinni e Stefano De Francesco.

Infine, il pubblico ministero Donatina Buffelli della Procura Ordinaria, ha iscritto nel registro degli indagati, sempre come atto dovuto (al fine di effettuare i necessari accertamenti), anche il 49enne di Patù F. N. con l’accusa di omicidio volontario. Risponde anche dell’ipotesi di reato di prostituzione minorile.
Egli venne tirato in ballo da Lucio attraverso una lettera consegnata ad un agente di Polizia Penitenziaria.



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