Presunta maxi truffa con i ‘bonus facciate’ per oltre 12 milioni di euro. Tra gli indagati anche 22 salentini

Nell’avviso di conclusione vi sono, tra gli altri, i nomi di un imprenditore e di un ingegnere e dei proprietari degli immobili, oggetto di fittizi lavori edili.

Tra i 37 indagati nella maxi inchiesta partita dalla provincia di Salerno, su una presunta maxi truffa con i “bonus facciate”, per un valore complessivo di oltre 12 milioni di euro, compaiono anche i nomi di 22 salentini.

Nell’avviso di conclusione delle indagini, a firma del pm Antonio Pizzi della Procura di Vallo della Lucania, vi sono, tra gli altri, i nomi di un imprenditore, 56enne di Racale e di un ingegnere, 30enne, di Nardò.

E poi altri 20 salentini, la maggior parte dei quali residenti nella provincia di Lecce, tra Gallipoli, Racale, Alezio, Surbo, Taviano, Neviano, Galatina, Campi Salentina. Si tratta per lo più dei proprietari degli immobili, oggetto di fittizi lavori edili.

Gli indagati rispondono a vario titolo, di evasione fiscale ed indebita percezione di erogazioni pubbliche.

Il sequestro e l’inchiesta

Ricordiamo che nel settembre dello scorso anno, i finanzieri della compagnia di Agropoli eseguirono un decreto di sequestro per un valore complessivo di 12 milioni, 279mila euro, disposto dal procuratore Antonio Ricci e dal sostituto Antonio Pizzi.

I fatti contestati si sarebbero verificati tra ottobre del 2021 fino a febbraio del 2022. Sotto la lente della Procura finì una società di Racale che, attraverso raggiri, avrebbe attestato lavori fittizi per generare crediti fiscali, relativi ad una serie di importi, già comunicati alla Agenzia delle Entrate. A quale scopo? Secondo l’accusa, per ottenere la detrazione fiscale o concludere una cessione a terzi del credito maturato. E i finanzieri si soffermarono sull’analisi dei bonifici ricevuti dai committenti delle opere da parte della società con causale “donazione”, pari ai costi di accesso alla pratica di bonus edilizio. Questi sarebbero stati poi  rimborsati alla stessa società appaltatrice e ai tecnici incaricati del rimborso fiscale.

Complessivamente i crediti ceduti alla società di Racale ammontavano a 12 milioni e 22mila euro, relativi al “bonus facciate”. Dagli accertamenti investigativi sarebbe venuto a galla come la società non aveva un’effettiva sede legale a Racale. E dalle indagini sarebbe emersa l’assenza di lavori di ristrutturazione. Inoltre, la documentazione sarebbe risultata incongruente con la tempistica di accesso al credito.

Il pm, nei prossimi giorni, potrà chiedere il rinvio a giudizio e dunque il processo, o l’archiviazione.

Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Stefano Zurzolo, Biagio Palamà, Francesco Vergine, Speranza Faenza, Davide Polimeno, Angela Rizzo, Giuseppe Francesco Pellegrino, Francesco Zompì, Giacinto Mastroleo, Roberto Oliva, Maria Greco, Diego De Cillis, Massimo Cavuoto.



In questo articolo: