Oggi l’udienza preliminare del processo Eclissi, rinviati a giudizio 16 imputati

Tutti gli imputati, per i quali il pm aveva chiesto il rinvio a giudizio, finiscono ora sotto processo. Le carte dell’inchiesta, oltre a rivelare gli affari dei clan, quali estorsioni e traffico di droga, raccontano la ‘guerra intestina’ e l’intreccio con la politica.

Ventidue imputati erano in attesa di conoscere le decisioni del giudice, nell'udienza preliminare relativa all'operazione "Eclissi", tenutasi a partire dalla mattinata nell'aula bunker di Borgo San Nicola. Il gup Giovanni Gallo si è pronunciato sulle richieste di rinvio a giudizio avanzate dal sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia Guglielmo Cataldi. Adesso 16 imputati dovranno presentarsi innanzi ai giudice della seconda sezione penale in composizione collegiale, l'1 febbraio per il processo con il rito ordinario. Si tratta di: Mario Blago, 62 anni, di Lecce; Giovanni Bramato, 38, di Torre Pali, marina di Salve; Luigi Buscicchio, detto “zio Gino”, 58, di Lecce; Ivan Firenze, detto “Cavallo”, 44, di Lecce; Fabio Lanzillotto, 31, di Galatone; Ubaldo Luigi Leo, detto “Aldo”, 51, di Lecce; Sergio Marti, 42, di Lecce; Stefano Monaco, 25, di Lecce; Nicola Montinaro, 49, di Lecce; Danilo Piscopo, 35, di Cutrofiano; Manuel Prinari, 29, di Lecce; ; Luigi Antonio Rollo, 59, di Lizzanello; Francesco Rotondo, detto “Checco”, 31, di Lecce; Massimo Scarlino, 43, di Ugento; Emanuele Tafuro, detto “puricenu”, 25, di Squinzano; Oronzo Toffoletti, detto “quattrocchi”, 50, di Lecce.
 
La posizione di Marco Pepe, 30enne di Surbo è stata stralciata per un difetto di notifica e sarà discussa il 17 novembre.
 
Inoltre, il gip Giovanni Gallo ha rigettato due richieste di abbreviato condizionato. Anzitutto quella per Pasquale Briganti, detto “Maurizio”, 46 e Cristian Pepe, 41, entrambi di Lecce. L'avvocato Antonio Savoia chiedeva l'abbreviato condizionato all'ascolto del neo-collaboratore di giustizia Gioele Greco. I due imputati saranno giudicati con il rito abbreviato semplice, come altre 66 persone, a partire dall'udienza del 15 gennaio 2016.
 
Accolta invece quella di abbreviato condizionato all'ascolto di due testi, per Carmen Blago, 41enne di Lecce, avanzata dagli avvocati Antonio Savoia e Ladislao Massari.
Ricordiamo che incombeva la "spada di Damocle" della prescrizione, per la decorrenza dei termini della custodia cautelare di diversi imputati, in data 18 novembre. Il giudice dell'udienza preliminare ha anche accolto le due istanze di patteggiamento avanzate nell'udienza scorsa, dagli avvocati per Cosimo Elmo, 22enne di Salice Salentino a 1 anno e 4 mesi ed Anna Maria Riotti, 56 anni, di Lecce, difesa dall'avvocato Renata Minafra, a sei mesi per la continuazione con un altro reato.
 
Nelle carte dell’inchiesta vengono svelati anche i retroscena del suicidio di Luca Rollo, il 21enne di Cavallino che decise di togliersi la vita il 12 gennaio di due anni fa, ormai sfiancato dalle continue minacce del clan per un debito di droga non pagato. I genitori e il fratello di  Luca Rollo, (il 21enne di Cavallino che si suicidò il 12 gennaio del 2013, per minacce relative ad un debito di droga) si sono costituiti parte civile, con gli avvocati Fabio Corvino e Marino Giausa ed hanno chiesto 500 mila euro di risarcimento. Tra le persone offese comparivano anche i Comuni di Lecce, Cavallino, Castrì, Lizzanello, Melendugno e Vernole che, al contrario hanno deciso di non costituirsi più parte civile. Gli imputati sono difesi dagli avvocati: Giancarlo Dei Lazzaretti, Riccardo Giannuzzi, Elvia Belmonte, Ladislao Massari, Antonio Savoia, Paolo Cantelmo, Massimiliano Petrachi, Pantaleo Cannoletta, Mariangela Calò, Cosimo Rampino, Stefano Prontera, Renata Minafra, Massimo Manfreda, Gabriella Mastrolia, Benedetto Scippa, Donata Perrone, Gabriele e Giovanni Valentini, Dario Congedo, Alessandro Costantini Dal Sant, Alexia Pinto, Walter Gravante, Davide Pastore, Stefania Sergi, Donato Sabetta, David Alemanno, Giuseppe De Luca, Ivan Feola, Mario Stefanizzi.
 
 
Negli ultimi mesi, il numero degli indagati era cresciuto in maniera esponenziale, grazie anche alle dichiarazioni del neo-collaboratore di giustizia Gioele Greco. Il 28enne leccese è balzato ultimamente agli onori delle cronaca per scottanti rivelazioni sugli affari sporchi della malavita organizzata leccese, principalmente nell'ambito del traffico di droga e della riscossione di denaro attraverso azioni estorsive ed intimidatorie. La sua scelta di diventare un "pentito", sottolineata nella lettera indirizzata alla zia, ricordiamo, ha avuto anche altri risvolti. La famiglia di Greco si è fin da subito dissociata dalla decisione del figlio ed il padre ha rimarcato il fatto che oramai i rapporti con lui sono stati interrotti da diversi anni. Ciononostante, proprio negli ultimi mesi, le temute ritorsioni dei suoi ex sodali verso i famigliari di Greco, non si sono fatte attendere.
 
Le carte dell'inchiesta, oltre a rivelare i loschi affari della malavita leccese, raccontano la guerra tra clan, tra i quali primeggiano quello dei fratelli Leo di Vernole e di Ivan Firenze assieme a Cristian Pepe. Oppure le azioni estorsive, contro attività commerciali per imporre il pizzo. Vi è poi l'informativa di reato della Dia del 21 luglio 2014. Dal documento investigativo in questione, emergerebbe che Severo Martini, comunque non indagato, in occasione della tornata elettorale del 2012 per l'elezione del sindaco di Lecce, sarebbe stato"aiutato" con i voti di persone ritenute vicine ad ambienti della Scu, a diventare assessore nella lista del candidato sindaco Paolo Perrone. Ciò sarebbe avvenuto, grazie al ruolo assunto da Mario Blago, difeso dall'avvocato Antonio Savoia, considerato «il collante tra il sodalizio mafioso capeggiato dal genero Pasquale Briganti e i vari comitati elettorali».



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