Insegnante inghiottì una protesi e morì alcuni mesi dopo: medico a processo

Un “camice bianco” del reparto di Endoscopia del nosocomio leccese, risponde di omicidio colposo. I familiari della 71enne Maria Teresa Chirizzi, professoressa in pensione di scuola media, si sono costituiti parte civile

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Un medico del “Vito Fazzi” finisce sotto processo per la morte di una signora leccese che inghiottì una protesi dentaria e morì dopo quattro mesi e mezzo di coma.

Il gup Edoardo D’Ambrosio ha rinviato a giudizio S.S., 63 anni di Carmiano, medico di turno del reparto di Endoscopia del nosocomio leccese, con l’accusa di omicidio colposo. Dovrà presentarsi il prossimo 23 maggio, innanzi al giudice monocratico Sergio Tosi per l’inizio del processo. Il marito e i tre figli della vittima, la 71enne Maria Teresa Chirizzi, professoressa in pensione di scuola media, si sono costituiti parte civile. Sono assistiti dall’avvocato Anna Maria Ciardo che ha chiesto ed ottenuto dal giudice, la citazione dell’Asl nelle vesti di responsabile civile. Invece,l’imputato è difeso dal legale Luigi Covella.

Vi era già un’inchiesta penale per i danni subiti dalla vittima e fu indagato il medico di turno del reparto di Endoscopia dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce che cercò di estrarre dallo stomaco la protesi. Il dottore, a causa di una presunta manovra errata, avrebbe mandato la donna in “ipossia” (mancanza di ossigeno nel cervello) e venne indagato per l’ipotesi di reato di lesioni colpose gravissime.Il medico legale Roberto Vaglio fu incaricato di redigere una consulenza tecnica.

Dopo la morte della paziente, avvenuta il 17 marzo scorso, l’inchiesta condotta dal pubblico ministero Maria Vallefuoco prese una piega differente. Il “camice bianco” venne indagato per omicidio colposo.

Nell’avviso di conclusione delle indagini emerse come l’endoscopista non avesse effettuato la radiografia al torace ed all’addome, prima di procedere all’intervento chirurgico d’urgenza. Inoltre, non si sarebbe avvalso dell’ausilio di un anestesista Rianimatore, pur trattandosi di una paziente “a rischio” per via dell’età.

Ricordiamo che l’11 novembre del 2016, la signora Chirizzi stava mangiando; a un certo punto, si staccò una parte della protesi dentale, che fu inghiottita inavvertitamente. Dunque l’insegnante fu condotta al Pronto soccorso del “Vito Fazzi” e immediatamente dopo trasferita nel reparto di Endoscopia. Il medico tentò di recuperare dallo stomaco la protesi, senza successo. Soltanto con l’intervento del Rianimatore fu estratto il singolare “corpo estraneo”.

La Chirizzi, però da quel momento entrò in coma vegetativo. Rimase alcune settimane ricoverata al “Fazzi” e poi in una struttura privata, dove avvenne il decesso.



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