Rapinè² l’ufficio postale di Patù nel 2011. Incastrato dal Dna

Ad incastrare Donato Parrotto è¨ stato l’esame del Dna eseguito su un passamontagna abbandonato dopo la rapina avvenuta nel novembre del 2011 nell’ufficio postale di Patè¹

Ad incastrare Donato Parrotto è stato l’esame del Dna eseguito su un passamontagna abbandonato dopo la rapina avvenuta nel novembre del 2011 nell’ufficio postale di Patù

Questa mattina, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Tricase insieme a quelli di Casarano hanno tratto in arresto, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, Donato Parrotto, 44enne di Casarano, volto già noto alle forze dell’ordine e già agli arresti domiciliari. Gravi i reati contestati: rapina aggravata in concorso, detenzione e porto illegale di armi comuni da sparo e ricettazione di veicolo oggetto di furto. Il provvedimento restrittivo è stato emesso dal Tribunale di Lecce – Ufficio Gip –  dott. Alcide Maritati su richiesta della Procura della Repubblica di Lecce nella persona del sostituto procuratore dott.ssa Roberta Licci a conclusione di attività di indagine condotte dall’Arma dell’area del Capo.
Si è giunti all’identificazione di Parrotto grazie ad una paziente ed accurata raccolta di elementi che hanno consentito di individuare l'esatta pista investigativa. Pista  che ha trovato conferme sia nei riscontri oggettivi ottenuti grazie alle perquisizioni, sia dalle tracce biologiche estratte sui capi sequestrati quel giorno e poi risultati appartenere proprio al 44enne.

I fatti risalgono al novembre del 2011 quando tre rapinatori armati di pistole entrarono nell’ufficio postale di Patù e sotto la costante minaccia delle armi portarono via un bottino di circa 15mila euro e diversi monili sottratti ai dipendenti ed ai clienti. Lo stesso giorno, i Carabinieri della compagnia di Tricase trovarono nelle campagne una Fiat Punto, poi risultata  rubata ad Alliste la sera prima della rapina con all’interno diversi indumenti molto probabilmente gli stessi utilizzati dai rapinatori e abbandonati durante la fuga.

Ma c’è un altro episodio avvenuto il 18 ottobre 2012. Verso le ore 21.00, i carabinieri della Stazione di Melissano e Ruffano, nel corso di un servizio perlustrativo finalizzato alla prevenzione ed alla repressione del reati contro il patrimonio, transitando su via Palermo (angelo via Boito) del Comune di Melissano, avevano notato nei pressi di una Tabaccheria ancora aperta, due individui di sesso maschile a piedi che, alla vista del militari, si hanno cercato di dileguarsi cercando una via di fuga per le stradine limitrofe.  

I due, avevano cercato di raggiungere l’auto, una Fiat Uno di colore nero, parcheggiata poco distante. Dopo essersi fermati per pochi secondi innanzi all'autovettura all'interno della quale si accingevano ad entrare, capendo di essere osservati avevano deciso di proseguire a piedi, separandosi e aumentando vistosamente la loro andatura. I Carabinieri sono però riusciti comunque a guardarli in faccia, sia per la distanza ravvicinata (non oltre un metro) sia per il fatto che i i loro volti erano ben illuminati dalla palo della luce posto proprio all'incrocio tra via Palermo e via Boito. II tentativo di bloccare i due individui, purtroppo, non è andato a buon fine. 

Dalla descrizione è risultato che uno dei due, quello alto circa 1,80, con corporatura media ed il viso tondeggiante, con indosso un cappellino di colore viola, un giubbino verde militare, pantaloni di colore nero, si dava alla fuga sulla via Arrigo Boito disfacendosi di un qualcosa, che occultava dietro un'autovettura facendo perdere le proprie tracce; anche l'altro individuo, sempre alto 1.80 circa, di anni circa 40, capelli castani, corporatura normale, che indossava una felpa scura, una paio di jeans di colore scuro e scarpe da ginnastica, durante la fuga percorreva la via Palermo direzione stazione ferroviaria riuscendo a dileguarsi. 

Le ricerche si concludevano con esito negativo, mentre veniva recuperato sulla via Arrigo Boito, un passamontagna di colore grigio, un paio di guanti ed un cappellino di colore viola. All'interno dell'autovettura Fiat uno di colore nero, risultata rubata ad Ugento è stato poi rinvenuto un fucile a canne mozze con calcio segato pronto all'uso e carico con due cartucce, ed un altro passamontagna di colore grigio uguale a quello rinvenuto sulla via Arrigo Boito. 

Il tutto è stato ovviamente sottoposto a sequestro. Grazie poi alle immagini di un impianto di videosorveglianza privata, installato sulla via è stato possibile ricostruire le fasi durante le quali l'individuo con un gesto repentino si era tolto la maglia che indossava buttandola poco più avanti dopo aver superato le telecamere installate. Sempre dalla visione delle immagini è emerso che la mattina seguente, sul posto era giunta un'auto, una Lancia Lybra di colore nero condotta da un individuo che, dopo essersi accostata in corrispondenza della telecamera e della maglietta lasciata sul luogo la sera precedente, effettuava una manovra di retromarcia parcheggiandosi in una strada limitrofa; immediatamente dopo, l'uomo, corrispondente per le caratteristiche fisiche all'Individuo già notato la sera precedente, si recava repentinamente verso la maglietta e dopo averla raccolta ritornava verso la strada ove aveva parcheggiato l’auto in precedenza. Ciò consentiva ai militari di riconoscere, senza ombra di dubbio, l'individuo che si era dato alla fuga era proprio Donato Parrotto. 

È bastato poco alle forze dell’ordine per capire che il Parrotto aveva proprio una Lancia Lybra di colore nero. Nel 2012 poi la svolta nelle indagini condotte dal Nucleo Operativo e Radiomobile di Tricase circa la rapina di Patù del 2011: la Procura della Repubblica di Lecce richiedeva al Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri di Roma, l’accertamento del DNA sui reperti sequestrati dai Carabinieri di Casarano la sera del 18. Ottobre 2012, ed in particolare sui passamontagna di colore grigio, costituito da una manica di maglia annodata ad una estremità e con due fori sui lati. 

L’accertamento biologico produceva un profilo genetico utile ai fini della comparazione e della identificazione personale, attribuibile ad un soggetto di sesso maschile risultato poi essere il profilo genetico dell’indagato Parrotto;  lo stesso profilo genetico risultava essere censito  nella banca dati del DNA poiché era stato inserito dal RIS di Roma su richiesta del Nucleo Operativo di Tricase proprio a seguito della  rapina del novembre del 2011 all’ufficio postale di Patù ove i militari avevano sequestrato un paio di guanti da lavoro di colore grigio e nero, ed un pezzo di stoffa di colore bianco annodata a mo' di passamontagna. In particolare, per quest'ultimo, il  suo profilo genetico veniva repertato sul passamontagna utilizzato per commettere l’anzidetto evento delittuoso. Il riscontro del profilo genetico è però la sola premessa per l’emissione del provvedimento restrittivo. 

Risulta dalle indagini condotte dai militari del Capo di Leuca e dai filmati registrati dalle telecamere a circuito chiuso poste al di fuori dell'Ufficio Postale teatro degli eventi, che intorno alle ore 12,17 circa del 9 novembre 2011, tre individui travisati con passamontagna, di cui due armati con pistole, irrompevano all'interno dell'ufficio postale di Patù. I malviventi giungevano sul posto, a forte velocita, a bordo di una Fiat Uno di colore grigio il cui conducente, dopo aver fatto scendere i due complici presenti sui sedile passeggero e sui sedile posteriore lato destro, spostava la vettura con manovra in retromarcia, facendola uscire dal campo visivo della telecamera ivi installata. 

Mentre il rapinatore sceso dal sedile posteriore (quello con giubbino scuro, passamontagna nero e cappuccio) con scatto repentino scavalcava il bancone portandosi nella zona delle casse, il rapinatore occupante il lato passeggero (quello con giubbino chiaro e passamontagna chiaro) entrava nell'ufficio postale puntando la pistola sui clienti presenti tra cui una donna che aveva in braccio la figlia di anni 2. Successivamente faceva accesso nell'ufficio anche il terzo rapinatore (quello indossante berretto con visiera, passamontagna bianco e cappuccio della felpa di colore chiaro successivamente identificato nel Parrotto), che minacciando anch'egli con una pistola i presenti, si portava verso i clienti impossessandosi delle borse delle stesse. 

II rapinatore entrato per primo, ossia quello che aveva scavalcato il bancone portandosi dietro le casse, dopo aver arraffato il denaro presente nelle stesse ed intimato al cassiere Minerva Claudio di aprire la cassaforte presente sotto la postazione, appreso del dispositivo di apertura a tempo installato sulla stessa, la colpiva con un calcio e si portava nell'ufficio della direttrice costringendola ad aprire il tesoretto della cassaforte ivi esistente, anch'essa dotata di apertura a tempo che, per motivi di verifiche contabili interne era già aperta. La direttrice, pertanto, evidentemente minacciata, era costretta ad aprire tale spazio consentendo al malvivente di impossessarsi del denaro in esso contenuto, per un totale complessivo – casse e tesoretto della somma di euro 15.000,00. Dopo di ciò il rapinatore vestito di scuro ritornava verso l'area casse, scavalcava il bancone e si dirigeva verso l'uscita, scavalcando agevolmente anche la ringhiera esterna, prontamente seguito dai suoi due complici e, risaliti a bordo dell'autovettura Fiat Uno con cui erano giunti, si dileguavano. 

Oltre alla somma in denaro contante, i malfattori si impossessavano, come detto, delle borse delle clienti, cellulari e monili in oro. Alle successive ore 12:20, i militari della Stazione CC di Alessano, impegnati nelle ricerche a seguito dell' evento delittuoso, rinvenivano in Contrada Chianchiarella, agro di Patu, I' autovettura Fiat Punto di colore grigio abbandonata dai rapinatori e risultata essere oggetto di furto consumato in Alliste in data 08.11.2011. All'atto del rinvenimento la vettura presentava i1 blocchetto di accensione forzato, con Il motore spento ed il quadro acceso, con tutti i finestrini laterali completamente abbassati. All'interno della stessa venivano rinvenuti un cappellino di colore bianco e bIu ed un passamontagna colore bianco, tra i due sedili anteriori; un borsone di colore bianco, rosso e azzurro, vuoto e con la cerniera aperta ed un passamontagna di colore nero, sul sedile posteriore. 

Nei pressi della stessa vettura veniva infine rinvenuto un paio di guanti in naylon e gomma di colore bianco e nero. Sulla scorta degli atti di indagine PARROTTO Donato è stato riconosciuto nel soggetto che – per come emerge dalle riproduzioni fotografiche estrapolate dal sistema di videosorveglianza dell'Ufficio Postale di Patù si trovava alla guida del mezzo all'arrivo dei rapinatori, ossia quello entrato per ultimo, travisato can cappellino, passamontagna e cappuccio della felpa, armato di pistola, che si impossessò delle borse delle clienti. A tale conclusione si è giunti sia grazie agli esiti degli esami di laboratorio sui reperti biologici estrapolati – da ultimo risultati totalmente sovrapponibili al suo D.N.A. dal passamontagna di colore bianco e dal palo di guanti rinvenuti nei pressi dell' autovettura usata per la fuga, che da quanta dichiarato dai testimoni individuarono come quello più alto, circostanza evidente nei fotogrammi ed in perfetta coincidenza con l'altezza del Parrotto, alto appunto mt. 1,78 circa. 

La caparbietà dei militari dell’Arma e della procura della Repubblica di Lecce hanno permesso così oggi di assicurare alla giustizia un rapinatore e di dare ala luce ad un rebus che rischiava di rimanere irrisolto; ovviamente vi è anche il merito di perseverare quotidianamente all’alimentazione ed utilizzo dei più aggiornati strumenti di indagine quali in questo caso la banca dati del DNA. Esperite le formalità di rito l’uomo è stato condotto presso la casa circondariale di Lecce.



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