Uccise il figlio di 2 anni, aperto il processo a Gianpiero Mele. Ed è¨ subito confronto tra periti

Si è¨ aperto il processo con rito abbreviato, di Gianpiero Mele, il ragazzo 25enne che uccise il figlioletto di soli due anni, il 30 giugno dello scorso anno. Gianpiero era capace o no di intendere e di volere durante quel gesto estremo?

Era il 30 giugno dello scorso anno, nel 2010, quando un orrendo fatto di cronaca rimbalzò sulle prime pagine dei giornali locali e nazionali e nei principali Tg in prima serata. Un omicidio che scosse l'Italia e il Salento, non solo per la sua brutalità, ma perché a perdere la vita, per mano dello stesso padre, fu un bambino di appena 2 anni.
 
Gianpiero Mele era un ragazzo modello, conosciuto nel suo paese, Taurisano, per il suo carattere socievole, per l'impegno dimostrato da sempre nello studio e nella vita. Un ragazzo fresco di laurea in economia e commercio, un 110 e lode meritato, una famiglia modello alle spalle. Un giovane 25enne come tanti che, in un assolato pomeriggio, ha deciso di commettere il gesto più estremo. Una tragedia annunciata tra le righe e pianificata nel dettaglio, si disse dopo il fatto. E in effetti, la dinamica dell'accaduto sembra solo confermalo. Mele, dopo aver preso il figlio dalla casa dei nonni materni con la scusa di portarlo al mare si era fermato, all'ingresso di Torre San Giovanni, in una ferramenta per acquistare una corda di Nylon e un taglierino. Pochi metri più in là, la casa estiva dei genitori del ragazzo, che sarebbe diventata il teatro della macabra tragedia.
  
Il 25enne ha prima tentato di impiccare il figlio in bagno, poi temendo che i vicini potessero udire le grida, gli ha reciso la carotide con il taglierino. In una lettera lasciata sul tavolo della cucina, un addio in cui traspare l'odio e la rabbia verso la compagna, Angelica Bolognese. A distanza di oltre un anno è iniziato, ieri, il giudizio con rito abbreviato – come chiesto e ottenuto dagli avvocati difensori, Gabriella Mastrolia e Angelo Pallara – davanti al Gup del Tribunale di Lecce, Carlo Cazzella. Ed è subito confronto tra periti.
 
Il dottor Serafino De Giorgi, nominato dalla difesa, sostiene che Gianpiero Mele non era capace di intere e di volere quando ammazzò il figlioletto. Il 25enne, dopo l'omicidio cercò invano di togliersi la vita tagliandosi le vene, ingerendo dell'acido, tentando di darsi fuoco, con  una lucidità che fa quasi paura. Come la telefonata prima di farla finita alla compagna "vieni a prenderti tuo figlio, l'ho ammazzato. Adesso mi ammazzo anche io". Il padre infanticida, non era in aula, le sue condizioni sono tali oggi, da on consentirgli di poter seguire il processo. Ma la tesi dello specialista è stata smentita dallo psichiatra Domenico Suma e il professor Antonello Bellomo.I due consulenti nominati dal Tribunale in sede di incidente probatorio, il primo aprile scorso, hanno parlato di "coscienza dell'atto, di azioni logiche e consapevoli". La loro perizia, lunga novanta pagine, ha sostenuto così la tesi dell'accusa secondo cui il gesto sarebbe stato compiuto con premeditazione. Ora le sorti processuali saranno stabilite nel confronto a tre tra i periti. 



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