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Presunto intreccio tra mafia e politica a Parabita. Assoluzione per l’ex vicesindaco Giuseppe Provenzano

by Angelo Centonze
15 Ottobre 2021 16:36
in Cronaca
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Al termine di un lungo processo, arriva l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”, per l’ex vicesindaco di Parabita, Giuseppe Provenzano, presente oggi in aula, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, nell’ambito della maxi inchiesta “Coltura”.

La sentenza è stata emessa dai giudici della seconda sezione collegiale (Presidente e relatore Fabrizio Malagnino, a latere Edoardo D’Ambrosio ed Annalisa De Benedictis).

In mattinata, si è tenuta l’arringa difensiva dell’avvocato Luigi Corvaglia, difensore di Provenzano, che ha evidenziato l’estraneità del proprio assititito, ai fatti contestati dalla Procura.

Il Comune di Parabita  si è costituito parte civile, ed è difeso dall’avvocato Luigi Piccinni.

Invece, in una scorsa udienza ha discusso il procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi che ha chiesto la condanna alla pena di 5 anni, nei confronti del 58enne di Parabita, con il riconoscimento delle attenuanti generiche.

Il pm ha invece chiesto l’assoluzione per l’altro imputato, Federico Fracasso, 35 anni di Parabita che rispondeva di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. Anche per lui, è arrivata l’assoluzione del collegio giudicante. Fracasso è assistito dall’avvocato Arcangelo Corvaglia.

Le motivazioni della sentenza si conosceranno entro il termine di 90 giorni.

Secondo l’accusa, l’ex vicesindaco di Parabita, Giuseppe Provenzano, si sarebbe interessato a far assumere alcuni sodali del clan, o loro congiunti, come operatori ecologici nell’impresa di racconta di rifiuti che opera in quel Comune. Si sarebbe impegnato anche in versamenti periodici al gruppo malavitoso, in cambio del sostegno alle elezioni amministrative del maggio 2015. Con quei soldi, ad esempio, venivano pagati i viaggi ai familiari per andare a trovare i propri cari detenuti in carcere.

Giuseppe Provenzano venne arrestato nel dicembre del 2015 e dopo aver trascorso 13 giorni in carcere, il Riesame dispose i domiciliari. Attualmente non è sottoposto ad alcuna misura cautelare e si trova a piede libero, poiché venne scarcerato nel luglio del 2016.

Nel corso del processo è stato ascoltato come testimone della Procura, il collaboratore di giustizia Massimo Donadei, assistito dall’avvocato Sergio Luceri, che ha confermato ciò che sarebbe stato accertato dagli inquirenti in fase d’indagini.

Durante, la deposizione in aula, Massimo Donadei ha sottolineato la “considerazione” di cui godeva Provenzano tra i maggiori esponenti del clan, che parlando di lui, dicevano “Abbiamo il nostro santo”.

L’inchiesta

L’inchiesta “Coltura” ha permesso di disvelare un pericoloso intreccio di potere tra mafia e politica nel comune di Parabita. Le indagini del Ros, avviate nel 2013, grazie anche alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Massimo Donadei, hanno ricostruito il processo di riorganizzazione interna del sodalizio mafioso Giannelli; dunque la reggenza assunta da Marco Antonio, come detto, del boss storico Luigi Giannelli, condannato all’ergastolo come mandante del duplice omicidio di Paola Rizzello e di sua figlia, brutalmente uccise la sera del 20 marzo 1991. Inoltre, come svelato nell’inchiesta, in cantiere ci sarebbe stato un attentato, o almeno un atto intimidatorio, contro il parroco del comune del Sud Salento, don Angelo Corvo, finito nel mirino, solo per aver pubblicamente chiesto giustizia per l’omicidio della piccola Angelica e della madre, massacrate nelle campagne di Parabita più di 20 anni fa. Stessa “sorte” sarebbe toccata ad un maresciallo dei Carabinieri, reo di aver importunato con un “controllo” una ragazza del posto, probabilmente un’amica di Giannelli.

Nei mesi scorsi, si è concluso con alcuni sconti di pena, il processo di Appello bis relativo all’operazione “Coltura”.

Ricordiamo che nel 2018, il Consiglio di Stato ha confermato lo scioglimento del consiglio comunale di Parabita decretato nel febbraio del 2017, “per infiltrazioni della criminalità organizzata, dopo il ricorso presentato dal Ministero dell’Interno contro la sentenza del Tar del Lazio che aveva annullato lo scioglimento dell’amministrazione, guidata dal sindaco Alfredo Cacciapaglia.

Il periodo di commissariamento è terminato nel maggio del 2019, quando è stato nominato il nuovo sindaco.

Tags: assoluzioni
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