Maxi inchiesta “Final Blow”, dieci imputati patteggiano la pena. Condanne per oltre 30 anni di carcere

Il giudice Cinzia Vergine ha accolto le istanze dei difensori che avevano precedentemente concordato la pena con il pubblico ministero Giovanna Cannarile.

Patteggiano la pena, dieci persone coinvolte nella maxi operazione investigativa “Final Blow”.

Il gup Cinzia Vergine ha accolto le istanze dei difensori che avevano precedentemente concordato la pena con il pm Giovanna Cannarile.

Nelle specifico, condanna a 5 anni per: Angelo Brai, 47 anni, di Merine; 2 anni per Riccardo Cozzella, 33 anni, di Trepuzzi; 3 anni a Nicolas De Dominicis, 23 anni, di Vernole;  8 mesi con sospensione della pena per William De Santis, 20 anni leccese; 3 anni e 4 mesi ad Anna Lodeserto, 57 anni, di Lecce; 2 anni ed 8 mesi per Stefano Martina, 20 anni di Leverano; 4 anni e 2 mesi a Francesco Portulano, 61 anni, di Lecce; 3 anni per Samuele Prete, 25 anni, di Galatone; 4 anni e 6 mesi per Cristian Salierno, 37 anni, di Lecce; 4 anni e 6 mesi per Luca Vantaggiato, 35 anni, di Lizzanello.

Il collegio difensivo

Sono assistiti, tra gli altri, dagli avvocati: Marco Caiaffa, Alessandro Stomeo, Luigi Rella, Antonio Palma, Pantaleo Cannoletta, Salvatore Rollo, Donata Perrone, Fabio Corvino, Tommaso Donvito, Dario Congedo.

È terminata nei giorni scorsi, invece, presso l’aula bunker di “Borgo San Nicola”, l’udienza preliminare relativa alla maxi inchiesta “Final Blow”, che ha portato a numerosi arresti di elementi dei clan leccesi Pepe e Briganti, ma che ha riguardato anche aree del Nord Salento e di Nardò e Galatone.

La maggior parte dei gli imputati ha chiesto il rito abbreviato.

Il processo avrà inizio il 5 febbraio, dinanzi al gup Giulia Proto.

Gli imputati rispondono a vario titolo di: associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, violazione della legge sulle armi, associazione finalizzata al traffico di droga e esercizio aggravato e partecipazione al gioco d’azzardo.

Le indagini

Sono in totale 69 le persone arrestate dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Lecce, diretti dal Vicequestore Alessandro Albini, nel corso dell’Operazione “Final Blow”, come disposto dal gip Simona Panzera, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

Il lavoro investigativo ha permesso di accertare la consolidata egemonia su Lecce del Clan Pepe, facente capo a Cristian Pepe e a al fratello Antonio, meglio noto con il soprannome di “Totti”. Le investigazioni hanno evidenziato come il sodalizio criminale avesse ormai preso il controllo esclusivo nella città di Lecce e in molti comuni prossimi al capoluogo, delle principali attività criminali attraverso la gestione di canali di approvvigionamento della droga, la successiva vendita al dettaglio, le estorsioni oltre al controllo del gioco d’azzardo.

Sono emersi ulteriormente elementi relativi al tentativo da parte del clan di influenzare l’operato di amministratori locali al fine di assicurarsi le autorizzazioni a organizzare eventi e spettacoli in un’area oggetto di concessione comunale.

È il caso delle minacce all’assessore Paolo Foresio, dopo la decisione di annullare il concerto dei Sud Sound System al Parco di Belloluogo, previsto per il 1 giugno del 2018. Difatti il giorno prima dell’evento, il Comune di Lecce aveva emesso un provvedimento di diniego, poiché l’iniziativa era incompatibile con la gestione dell’area a verde pubblico. E allora, in una conversazione tra Stefano Monaco, “Totti” Pepe ed il cugino Andrea Pepe, emerge l’ira di quest’ultimo, Consigliere della società che si era aggiudicata la gestione di alcune attività all’interno del parco.



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