‘Non ho corrotto nessuno, per ottenere il monopolio dei paninari’, così Gallucci davanti al gip per l’operazione Street Food

Al via dinanzi al gip gli interrogatori di garanzia nell’ambito dell’inchiesta ‘Street food’ su aiuti e regali, intimidazioni e pressioni – anche sugli amministratori locali – pur di non avere rivali nella vendita dei panini.

Al via, gli interrogatori di garanzia dei quattro indagati interessati da misure cautelari, nell'ambito dell'inchiesta «Street food»; l'operazione investigativa su aiuti e regali, intimidazioni e pressioni – anche sugli amministratori locali – per il monopolio nella vendita dei panini. Dinanzi al gip Carlo Cazzella sono stati ascoltati anzitutto i due principali protagonisti della vicenda. Giuseppe Gallucci, considerato il deux ex machina, l’uomo che per contrastare la concorrenza non ha esitato ad “ingraziarsi” Roberto Pellone, maresciallo della polizia locale di Gallipoli. Sarebbe stato grazie al vigile urbano – secondo la ricostruzione dei Carabinieri – che l’ambulante copertinese, volto già noto alle forze dell’ordine, avrebbe conquistato per due estati consecutive, un posto in prima fila per il suo furgoncino in un punto considerato “strategico” del lungomare nella perla dello Jonio (accanto allo stadio “Antonio Bianco” a due passi dal Parco Gondar). Per il trattamento di favore ricevuto, il venditore di Copertino non sarebbe rimasto certo con le mani in mano, anzi. Avrebbe “ringraziato” il vigile ricoprendolo di regali, tra cui una Fiat Seicento d'epoca, del valore di circa cinque/seimila euro. L’auto – come accertato dai Carabinieri – per diversi mesi era stata parcheggiata nei seminterrati della sede della Polizia Municipale gallipolina.
 
Nei confronti di Gallucci è stata applicata la misura cautelare del carcere ed oggi il 58enne di Copertino, difeso dall'avvocato Mario Ciardo e Fabio Campese del Foro di Bari, è comparso innanzi al giudice per l'interrogatorio di garanzia. Il suo legale ha già chiesto l'alleggerimento della misura cautelare, quanto meno attraverso l'applicazione dei domiciliari.
 
Gallucci ha affermato di non avere mai corrotto nessuno, per ottenere il "monopolio" dei paninari. Ha specificato di avere avuto con Pellone soltanto un rapporto di conoscenza e poi di amicizia, perché si recava spesso per lavoro a Gallipoli. Riguardo l'episodio della macchina, ha affermato che tra lui e Pellone era stata stipulata una permuta. Questa "operazione", risulterebbe anche dal libretto di circolazione intestato alla moglie del vigile e prodotto oggi dal suo legale, durante l'interrogatorio di garanzia.
 
L'altro indagato Roberto Pellone, attualmente ai domiciliari, è stato anch'egli ascoltato dal gip. Il 53enne originario di Napoli, difeso dall'avvocato Fabrizio Ferilli, si è però avvalso della facoltà di non rispondere.
 
Invece, riguardo le presunte indebite pressioni sul Sindaco e sull'assessore Leo del Comune di Copertino, Gallucci ha negato che si trattasse (anche in questo caso) di un tentativo di corruzione. L'uomo intendeva semplicemente, seppur ricorrendo a toni decisi e a espressioni "forti", fare in modo che si rispettassero le regole. Il riferimento è a quella famiglia di ambulanti  che  stazionava in zona Grottella.
 
Invece per gli inquirenti, Gallucci nella piazza di Gallipoli, non ci era finito per caso, ma per “necessità”. Non era riuscito, infatti, a proteggere gli affari nella sua città natale nonostante i rapporti con Tommaso Leo, assessore alle Attività produttive e al Commercio del Comune di Copertino, indagato a piede libero per abuso di ufficio (sembrerebbe che non abbia dato esecuzione ad una sentenza del Tar che dava ragione ad un ambulante del posto che si era “lamentato” di non poter esercitare liberamente).
 
Leo avrebbe cercato di convincere l’allora sindaco a rivedere una delibera, considerata ‘impopolare’, che minacciava di fatto il ruolo di leader nel commercio ambulante di Gallucci ed ad assumere posizioni più “miti”. Da qui, presumono gli inquirenti, l’intimidazione all’ex primo cittadino legata, appunto, alla sua decisione di allargare le concessioni anche ai titolari della licenza di tipo “B”.
 
Gallucci ha pero ammesso il furto perpetrato ai danni di EDILIZIA 2000. Il suo intento era però soltanto quello di spaventare i proprietari della ditta, in modo che abbandonassero l'area in cui si trovavano. Giacomo Fiorita, il genero 25enne di Gallucci ai domiciliari – assistito  anch'egli dall'avvocato Mario Ciardo – si è avvalso della facoltà di non rispondere. Riguardo l'altro indagato ristretto ai domiciliari, Oronzo Aramini, il suo difensore Maria Cristina Brindisino ha sollevato la questione del "ne bis in idem", chiedendo l'annullamento dell'ordinanza (il gip innato ha acquisito la sentenza). Aramini è stato condannato a 2 anni in primo grado per ricettazione ed ora è in attesa del processo di appello.
 
Gli indagati rispondono a vario titolo in concorso: di corruzione per l’esercizio della funzione e per corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, abuso d’ufficio, occultamento di atti pubblici autentici, falsità ideologica in atto pubblico aggravato, omissione di atti d’ufficio, furti aggravati in luogo di privata dimora.



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