Operazione Baia Verde. Finiscono sotto processo gli uomini del clan Padovano di Gallipoli

Stabilito l’iter giudiziario con cui saranno processate le venti persone accusate di aver esercitato un’attività criminale di controllo su discoteche e parcheggi nella ‘Città Bella’. La maggior parte degli imputati verrà giudicata con l’abbreviato.

Avevano creato un sistema criminale di controllo sulle discoteche ed i parcheggi di Gallipoli e nell'udienza preliminare odierna è stato stabilito l'iter giudiziario con cui verranno processati. Le indagini condotte dai Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Lecce, nell'ambito dell'operazione denominata “Baia Verde" portò il 17 luglio 2014, all’arresto di elementi criminali di spicco dei Clan Padovano di Gallipoli e Tornese di Monteroni. Alla chiusura dell'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Antonio De Donno, avvenuta il 25 novembre scorso, venti persone finirono nel registro degli indagati per i reati di associazione a delinquere, tentata e consumata estorsione aggravata dalle modalità mafiose, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

Nell'udienza di oggi di fronte al Gup Stefano Sernia è stato stabilito che verranno giudicati con rito abbreviato, Angelo Padovano, 26enne, figlio di “Nino Bomba”; Gabriele Cardellini, 31enne, Alessandro Oltremarini, 29; Fabio Negro, 40; Carmelo Natali, 41; Antonio Manna, 34; Rosario Oltremarini, 46 anni, tutti di Gallipoli; i leccesi Giovanni Parlangeli, 33 e Gabriele Pellè, 37; Roberto Parlangeli, 37, di Magliano, frazione di Carmiano; Alessio Fortunato, 31, di Squinzano; Luciano Gallo, 46, di Martano; Luciano Nuccio, 44, di Tricase. Fabio Pellegrino, 30enne di Galatone, difeso dall'avvocato Roberto De Mitri Aymone sarà invece processato con il rito abbreviato, condizionato dall'ascolto di un testimone (una presunta vittima di estorsione) .Gli indagati sopracitati compariranno nuovamente di fronte al giudice il 29 settembre e sono difesi dagli avvocati Stefano Ninni, Stefano Prontera, Mario Coppola, Marcello Falcone, Francesco Fasano, Giampiero Tramacere, Antonio Savoia, Pantaleo Cannoletta, Luigi Carrozzini, Luigi Suez, Anna Paola Trisolino, Biagio Palamà, Michelangelo Gorgoni, Gabriele Valentini, Luigi Corvaglia, Fabio Corvino e Antonio Bolognese che terranno la propria arringa difensiva in data 10 novembre. La sentenza, invece, è attesa per il 24 dello stesso mese.

Luca Tomasi, 41, di Carpignano Salentino, difeso dagli avvocati Luigi e Roberto Rella, il leccese Ubaldo Luigi Leo, 51 anni; Amerigo Liaci, 34enne di Gallipoli;  Giovanni Rizzo, 46 anni, di Taviano e Sergio Palazzo, 34, di Lecce hanno scelto di essere giudicati con il rito ordinario e compariranno, in data 4 ottobre, di fronte al collegio di giudici della seconda sezione penale. Il gallipolino Eugenio Corchia, 34 anni, difeso dall'avvocato Pompeo De Mitri ha patteggiato 11 mesi (pena sospesa) e comparirà di fronte al Gip Simona Panzera in data 24 giugno.

Secondo gli inquirenti, quello della criminalità organizzata salentina è stato un vero e proprio “salto di qualità”. Questa volta, infatti, non si è trattato solo di “taglieggiare” gli imprenditori balneari, ma addirittura di estromettere dal campo gli imprenditori sgraditi e, quindi, sostituirli in maniera silenziosa, imponendo i propri uomini e le società controllate dagli stessi in settori nevralgici del turismo estivo, come quello delle agenzie di sicurezza.

Oltre alle discoteche della città bella, il controllo era esteso anche alla gestione dei parcheggi, attraverso la società “Lu rusciu te lu mare”. Per dare parvenza di legalità, era stato addirittura richiesto al comune di Gallipoli il rilascio delle autorizzazioni per la gestione dei parcheggi.

L’attività di security, invece, era stata generalmente gestita, sino all’anno 2012, dal referente gallipolino di un’agenzia investigativa napoletana, il quale tuttavia, all’inizio dell’anno 2013, è stato destinatario di numerosi attentati di natura chiaramente intimidatoria. Il sodalizio mafioso era infatti ormai interessato alla gestione diretta dell’attività tramite agenzie dallo stesso controllate. Gli operatori economici della zona, infatti, da quel momento non hanno più rinnovato l’incarico di provvedere alla sicurezza dei locali al precedente referente, e ciò è avvenuto in modo assolutamente generalizzato e senza eccezione alcuna, evidentemente per paura di ritorsioni da parte del clan. 



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