Rapporti di lavoro fittizi in agricoltura, truffa di oltre 690mila euro ai danni dell’Inps

Nel corso delle indagini è emerso che un’azienda agricola, nel periodo compreso fra il 2009 e il 2014, aveva realizzato un vero e proprio sistema illegale grazie al quale più dei due terzi dei braccianti agricoli assunti risultavano occupati e retribuiti senza aver lavorato mai.

A conclusione di una complessa e articolata attività di indagine e ispettiva, i militari del Nil (Nucleo Ispettorato del Lavoro) di Lecce, coordinati dalla Direzione Territoriale del Lavoro, hanno denunciato alla Polizia Locale e alla competente Autorità Giudiziaria 93 persone ritenute responsabili di truffa aggravata ai danni dell’Inps di Lecce, per aver costituito artificiosamente rapporti di lavoro fittizi nel settore agricolo, al fine di conseguire indebitamente il diritto a prestazioni previdenziali ed assistenziali (indennità di disoccupazione agricola, di maternità, di malattia e assegni per il nucleo familiare), nonché quello futuro a ricevere la pensione erogata sempre dall’Inps.

Nel corso delle indagini, svolte dai militari e coordinate dalla Procura della Repubblica di Lecce, è emerso che un’azienda agricola operante nel comune di Copertino, nel periodo compreso fra il 2009 e il 2014, aveva realizzato un vero e proprio sistema illegale grazie al quale, mediante false comunicazioni di assunzione, false denunce aziendali, false registrazioni sul Lul (Libro Unico del Lavoro), falsi prospetti di paga e falsi Cud, più dei due terzi dei braccianti agricoli assunti annualmente risultavano occupati e retribuiti senza che avessero mai messo piede in campagna.

Gli accertamenti, svolti anche con il determinante ausilio di funzionari Inps e intrapresi già nel maggio del 2014, sono consistiti in frequenti ispezioni sui campi e nell’acquisizione ed esame di una copiosa quantità di documenti aziendali, di lavoro, fiscali e contabili, riferiti agli ultimi cinque anni, che venivano poi confrontati con i dati relativi alle effettive colture praticate sui terreni gestiti dall’azienda e con le conseguenti, reali, esigenze di manodopera. E’ così emerso come, a fronte di un fabbisogno ettaro/colturale di circa 1.500 giornate lavorative annue, il titolare dell’azienda agricola ne avesse denunciate all’Inps circa 6.500 all’anno. Non solo: per alcune delle colture che sarebbero state praticate in azienda, non è stata ritrovata alcuna fattura né di acquisto di piantine né di vendita del prodotto raccolto.

Dal riscontro fra costi e ricavi denunciati è risultato ancora che l’azienda sarebbe andata incontro, puntualmente e per tutti e cinque gli anni in accertamento, a disavanzi oscillanti fra gli 80mila e i 180mila euro annui. Un capitolo a parte è costituito dalle dichiarazioni acquisite presso tutti i lavoratori assunti dell’azienda che hanno confermato i riscontri documentali acquisiti dai militari del Nil. Molti di loro hanno dimostrato di non essere a conoscenza dell’ubicazione dei terreni, del tipo di colture praticate e delle modalità di espletamento delle varie fasi colturali, dando a volte descrizioni di fantasia che non hanno trovato alcun riscontro nella realtà dei fatti.

L’importo della truffa consumata ai danni dell’Inps è stata quantificata in 691.102,05 euro, costituita dalle indennità di disoccupazione, maternità, malattia e assegni per il nucleo familiare, percepiti indebitamente dai 92 braccianti agricoli fittizi. Ancor più ingente, anche se non quantificabile, è il danno economico che avrebbe subito l’Inps per tutte le prestazioni pensionistiche da erogare ai falsi braccianti ai quali sono state disconosciute un totale di 19.861 giornate lavorative. Sono stati recuperati, infine, benefici contributivi per circa 200mila euro.



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