2554 giorni dopo… volA Lecce!

Al triplice fischio finale di Aureliano si sono, come dire, consumate tutte le vendette sportive che il popolo giallorosso covava da oltre un lustro.

2554 giorni dopo, il Lecce è tornato in Serie A. Lacrime erano quel 13 maggio 2012 al “Bentegodi” di Verona, lacrime sono oggi. Il senso di appartenenza è rimasto immutato. Sette stagioni dopo i giallorossi tornano nell’Olimpo del calcio italiano al termine di una cavalcata pazzesca, mozzafiato, contro ogni previsione.

13 vittorie, 9 pareggi, 8 sconfitte. Miglior squadra casalinga, più di una squadra mandata in rete (13 marcatori), presenze sugli spalti con medie da massima serie. Numeri da capogiro. Al comando del tutto una società seria, lungimirante, capace e anche tifosa. Ma anche un tecnico che ha saputo plasmare, a sua immagine e somiglianza, un gruppo tutto nuovo, non trascendentale nei singoli valori, ma capace di trasformarsi in una “big”del campionato nel giro di poche settimane.

Un’annata, quella che si è conclusa oggi, che resterà agli annali dello sport per tanti, troppi, motivi: non solo perché una squadra neopromossa centra il doppio salto (situazione non poi così singolare negli ultimi anni), ma anche e soprattutto perché il popolo salentino voleva quella Serie A persa sul campo sette anni, ma che proprio non si aspettavano di rivedere così tardi.

Difatti, non si può certo dire che il Lecce abbia bruciato le tappe. E qui l’ironia del gioco del calcio: 6 anni per uscire dalla palude della Lega Pro, 9 mesi per salutare immediatamente la serie cadetta. Nessuno di avrebbe mai scommesso un euro.

Ecco, allora, spiegato ai tifosi che sono più da tastiera loro rispetto a quelli che loro stessi identificano come tifosi da social network, il dato dei 30 mila presenti contro lo Spezia: non chiamateli occasionali, chiamateli amici che si vedono nel momento del bisogno.

Del resto, quando il Lecce ne ha avuto bisogno, loro ci sono sempre stati. E oggi, negli ultimi 96 minuti, non potevano mancare quando al triplice fischio finale di Aureliano si sono, come dire, consumate tutte le vendette sportive che il popolo giallorosso covava da oltre un lustro.

Da Carpi a Frosinone: il riscatto delle finali

Pensateci. E’ iniziato tutto in quel maledetto Lecce-Carpi, che ha consegnato agli emiliani una Serie B insperata e condannato i giallorossi (all’epoca dell’era Tesoro) ad un ciclo drammatico. Beh, quel Carpi – che proprio con la vittoria nella finale playoff contro il Lecce di Gustinetti trovò anche la forza di giocarsi la Serie A per la prima volta nella sua storia – quest’anno il Lecce ha contributo alla loro retrocessione in terza serie già in quel 2 dicembre scorso, nel giorno dell’omaggio a Ciro e Michele.

E l’esonero di Stellone dalla panchina del Palermo reo di essersi fatto rimontare e superare dal Lecce? C’è un senso di vendetta sportiva anche in questo perché proprio quel Roberto Stellone era alla guida del Frosinone (appena retrocesso in B) in occasione di quella stregata finale giocata al vecchio “Matusa”con la tensione finale che vide tra i protagonisti anche Franco Lerda.

Benevento e Salerno: Campania spesso amara, ma non quest’anno

E poi la vittoria di Salerno che non solo riscatta l’amaro pareggio del girone d’andata, ma che vendica anche quello sciagurato 0-1 firmato Colombo nella stagione 2014/15, in una serata che gettò nello sconforto una piazza che in quel momento vedeva a rischio persino i playoff.

Stesso discorso per la vittoria, poche settimane fa, ottenuta al “Renato Curi” di Perugia: un 2-1 al cardiopalmacruciale per la volata promozione che fa gettare definitivamente nel dimenticatoio il pirotecnico 3-4 subito in casa il 2 febbraio 2014.

Essere arrivati davanti a Benevento e Pescara, poi, cela gustosi sensi di soddisfazioni non indifferenti: la Strega è stata per anni una delle rivali più agguerrite dei salentini in Serie C e, quasi sempre, serbatoio di delusioni calcistiche (impossibile dimenticare l’umiliante 3-0 di tre anni fa in cui i campani guidati da Gaetano Auteri festeggiarono l’approdo in B davanti a un Lecce, in panchina Braglia).

Una vendetta servita anche a Bepi Pillon, attuale tecnico del Pescara, che nella semifinale playoff della stagione 2016/17, cacciò fuori con la sua Alessandria il Lecce di mister Rizzo dalla lotta promozione al termine dei calci di rigore, in quella gara che noi definimmo “il suicidio perfetto”.

La vittoria del gruppo, del mister e del Presidente

Il Lecce, se non proprio direttamente, ha avuto il suo ruolo nella retrocessione del Padova che, appena 12 mesi fa, festeggiò in Salento la conquista della Supercoppa di Lega Pro. Ma poi l’incrocio con l’ex Padalino (esonerato il giorno dalla sua Foggia dopo la sconfitta nel derby del 9 marzo), la vittoria contro il Brescia dopo il “furto” della gara d’andatae i punti pesanti conquistati contro il Cosenza, oltre alla vittoria, proprio nell’ultima giornata, contro uno Spezia con cui i salentini avevano vinto solo una volta, nel lontano 1930 (4-2).

È stata la stagione del riscatto, il campionato delle vendette perfette, quelle servite fredde, il torneo forse più entusiasmante nella storia del Lecce in B. Un plauso va davvero a Fabio Liverani: lo scorso anno riuscì a compiere un’impresa subentrando in corsa in un Lecce non suo, non bello da vedere, ma straordinariamente concreto.

Quest’anno, invece, per un vero e proprio miracolo aveva le idee più che chiare su chi puntare: bel gioco, tanto fraseggio, inserimenti impeccabili, attaccanti rapaci, approccio sempre sul pezzo.

Alla dirigenza, con in testa il presidente Saverio Sticchi Damiani, il premio giusto (e il giusto regalo, oggi è il suo compleanno) per aver creduto in un progetto maledettamente difficile, ma straordinariamente entusiasmante.

Ora è tempo di spiccare il volo, di non fermarsi ora, è tornato il momento di andarsi a giocare uno dei campionati più del mondo. Adesso volA, Lecce!



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