Povera estate, la vacanza non c”™è¨ piè¹

Al 15 di luglio Lecce scoppia di traffico. La città non si svuota piè¹, sono le marine il vero deserto. Segno dei tempi che viviamo.

Sembra incredibile, ma è tutto vero. L’estate non esiste più, almeno quella che conoscevamo noi, l’estate fatta di pane, mare e divertimento. Il mondo è cambiato e continua a modificare le sue abitudini, anno dopo anno la situazione peggiora. La vacanza al mare da obbligo morale e sociale è diventata un fattore superfluo, un diversivo per pochi romantici incalliti.

A guardare Lecce oggi viene da piangere. Non solo per il traffico infernale, ma perché questa mattina ci siamo trovati immersi in ingorghi tipici del periodo natalizio. Sarà stato per colpa dell’acquazzone improvviso che si è abbattuto alle prime luci della giornata, o forse a causa di qualche altro misterioso meccanismo, fatto sta che la città è piena come un uovo e le marine vuote e sconsolate.

Eppure oggi è il 15 luglio, siamo quasi a mezza estate, ma nessuno  se ne è  accorto. Percorrere le strade litoranee è desolante, o meglio è rinfrancante per chi ama il silenzio e la solitudine, ma per chi non ha vocazioni anacoretiche sembra proprio un'offesa. Case sfitte, villette chiuse, seconde case abbandonate ad un triste destino. Ma che succede, cambiano i gusti, le mode, gli interessi, o cosa? È colpa della crisi, della mancanza di soldi o semplicemente non c’è più voglia di mare?

La città di Lecce è in gran forma, armate di turisti e comitive, coppie e famiglie vanno all’attacco in tutte le ore e in tutti gli angoli; fotografano di tutto, anche le cose più assurde, come i giapponesi, riempiono i tavolini dei bar e occupano i ristoranti per la gioia degli operatori del settore.

È al mare che le cose non vanno. Se da un lato la città attrae, dall’altra le marine non tirano più, si svuotano a beneficio di Lecce e la città si gonfia a danno delle località costiere.
Vent’anni fa uno scenario del genere sarebbe stato più incredibile  di una cascata di monete d’oro dal cielo. Avventurarsi a Lecce a metà luglio sarebbe stato un viaggio nell’occulto, un’esperienza terrificante. Non c’era anima viva, specie nel pomeriggio, traffico poco, attività zero. Le spiagge scoppiavano e la sera se volevi un po’ di svago ti toccava sul mare.

Sembra passato un secolo e ogni anno che passa la situazione si estremizza sempre più. È il paradosso dei tempi che viviamo, meno lavoro in giro e più voglia di accaparrarsi qualche straccio di occupazione, rincorrendo le ore e le giornate alla faticosa ricerca di una stabilità perduta.

Del resto chi non trova soddisfazione in un lavoro gratificante non ha voglia nemmeno di andare in vacanza e chi non ha stressato le sue giornate fra le sudate carte o in attività alienanti non ha nemmeno bisogno di pace  e relax. È un circolo vizioso. La vacanza è un lusso e lo è già a livello psicologico, per il resto è un peccato dal quale guardarsi. Tempo rubato insomma. O no?