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​Salento che vai, usanza che trovi: cari turisti, diffidate dalle ‘imitazioni’

by Redazione
1 Agosto 2017 14:59
in Turismo
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Tutti lo vogliono, tutti lo cercano, tanti (forse troppi) ne vorrebbero sfruttare il nome. Che il Salento piaccia, vada di moda e in molti, da ogni dove, sognino ormai di trascorrerci le vacanze e prendere parte alle feste e agli eventi che ne mostrano la bellezza e ne propongono i sapori, è un dato di fatto. D'altro canto, però, è anche vero che, purtroppo, questo possa suscitare invidie o, peggio, suggerire l'idea di mutuarne il brand al mero scopo di battere cassa e vivere, quindi, di luce riflessa. E sì perché, quando si parla di Salento, si identifica un territorio specifico con una storia a sé stante che, ancora oggi, si riverbera in una cultura contadina e in un dialetto, nato in seno alla scuola poetica siciliana di Federico II di Svevia, che è, in buona sostanza, un idioma avulso da tutti quelli più francofoni che caratterizzano la Puglia e, di fatto, il primo italiano sorto quando ancora, a Firenze, Dante e Petrarca non erano neppure nati.

Ma allora, dov'è di preciso che ha inizio e fine il Salento? Su internet e su certe guide turistiche si trovano le tesi più disparate, spesso dettate, come già detto, da interessi e tornaconti meramente economici ma se, come ci abbiamo tenuto a rimarcare, non è il solo cash (non lo è affatto!) a trasformare in Salento ciò che Salento non è, sono allora i parametri culturali, storici e sociali i soli a poterci dire, in via definitiva, come stanno realmente le cose. Ebbene, tanto per cominciare, e questo è sicuramente il punto più incontestabile, il capo di Leuca rappresenta la propaggine meridionale più estrema oltre cui, mare a parte, non c'è davvero più nulla.

il problema è a nord! Per quanto riguarda il versante adriatico, ci si deve spingere appena al di fuori della città di Brindisi, esattamente a Torre Guaceto, limite ultimo al di là del quale la cadenza ha tutt'altri suoni, la cucina altri sentori e la storia ben altre ragioni. Stessa cosa dicasi per quello Ionico dove, oltrepassato Pulsano, nel tarantino, si sfora in realtà differenti, altrettanto valide, ci mancherebbe! Ma non di certo salentine.

Seguendo, dunque, quella che, non a caso, viene chiamata "soglia messapica" e che, appunto, partendo da Pulsano passa per i comuni di Faggiano, Lizzano, Fragagnano, Sava e Manduria in provincia di Taranto e giunge a Torre Guaceto attraverso quelli di Villa Castelli, Francavilla Fontana, San Michele Salentino e San Vito dei Normanni nel brindisino, si evince come, tutto ciò che non si trova all'interno di questi confini, non possa essere in alcun modo considerato Salento.

Sia chiaro, non vuole, questo, essere uno sfogo denigratorio né, tanto meno, ultra-campanilistico ma, semmai, un invito affinché ciascuno dei contesti territoriali che compongono questa nostra lunga e bella regione imparino a far leva su loro stessi senza, pertanto, scimmiottare le peculiarità altrui.

Quanto ai turisti, invece, un semplice, ma doveroso, consiglio: diffidate dalle imitazioni!

di Luca NIGRO

Tags: turismo-salento
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